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Prologo: La Benedizione del Mascherato Modifica

Mi risvegliai con un grandissimo mal di testa e con le orecchie che fischiavano così tanto da non farmi più percepir rumore alcuno. Una prima domanda mi vorticò subito per la testa: "Per i nove inferni, dove diavolo ero finito?" Aprii gli occhi e subito mi parve che il mondo attorno me iniziasse a danzare. Penso, anzi sicuramente, sarei caduto, se non fossi stato tenuto saldamente legato alla sedia da 2 manette.

Cercai di richiamare la memoria, ma l'unico risultato che ottenni fu quello di acutizzare le fitte già lancinanti che pulsavano nel mio cervello. Con notevoli difficoltà iniziai a guardarmi attorno, cerando di trovare qualcosa che mi potesse aiutare a capire dove fossi finito. Solo allora mi accorsi di non essere solo. Assieme a me c'eran altri due elfi scuri: uno mascherato che mi stava fissando, tradendo un po' di impazienza, e un'altro a guardia della porta.

"Il nostro sacerdote ha avuto una notevole difficoltà a verificare la tua fede." - Esordì l'elfo mascherato - "Era come se la tua mente fosse protetta da un potere superiore che non ne permetteva l'accesso.. Devo ammettere che, inizialmente, ho pensato tu fossi una spia, e che la tua protezione fosse data da qualche incantesimo donato da Lolth... comprenderai, abbil, che la segretezza è fondamentale per la riuscita dei nei nostri intenti, e che una spia dentro al nostro "Clan" avrebbe potuto causare danni incalcolabili al nostro progetto. Tuttavia, in seguito, abbiamo constatato che le tue difese provengono si da una fonte divina, ma del tipo opposto a quello che noi ci aspettavamo! Pare infatti che esse siano dovute a un tuo legame innato con Il Signore Mascherato e, ti confesso, questo mi ha colpito non poco."

La sua voce era gentile e calda, le sue movenze fluide e il suo fisico asciutto e muscoloso. La maschera ne nascondeva i lineamenti, ma, se possibile, ne aumentava ancora di più il carisma. Nella mia mente inziò a farsi largo un nome: Vhaeraun. Pensai di essere morto e di essere stato richiamato al cospetto dell'Ingannevole. Improvvisamente l'elfo che io pensavo fosse Vhaeraun si interruppe ed esclamò: "Ma sei ancora legato...che incompetenti!"

Detto questo si voltò gesticolando qualcosa alla guardia, che subito scattò a liberarmi. Vi fu una breve pausa e poi ricominciò il suo monologo:

"Dicevamo, hai una notevole resistenza mentale, ragazzo.. e questo potrebbe giocare a nostro favore, ma non voglio più sprecare il nostro tempo con delle futili chiacchere, e inzierò subito a parlarti del tuo compito. Un gruppo di mercenari, originario di Garaath Fell'k, che da non molto si è trasferito a Sharass'Theyl: le Lucertole Dorate. E' una compagnia ufficialmente fedele a Selvetarm, ma in realtà è più che altro devota al profitto. Abbiamo già tentato di infiltrare dei nostri agenti in questa compagnia, usando la fedeltà in Selvetarm come uno specchio. Devo dire che non mi sembrava nemmeno un compito molto complesso, tuttavia si è rivelato esserci una complicazione: il sacerdote di compagnia.

Questo Baciaragni è veramente fedele a Selvetarm, tant'è che vorrebbe trasformare la compagnia in una congrega di maschi devoti a Selvetarm e a Lolth! Pazzesco, starai pensando, possibile che un maschio accetti così di buon grado la sua inferiorità, e anzi manifesti una tanto rigida fedeltà? Eppure vedrai con i tuoi occhi che è così. Egli ha dei sospetti sul nostro responsabile di quella cellula che ha ormai compromesso la sua posizione. Tu dovresti, grazie alle tue capacità innate, riuscire dove il nostro agente ha fallito, guadagnando la fiducia di questo folle bacia ragni.

Sentir parlare di Sharass'Theyl, Baciaragni e Lucertole dorate mi aiutò a far tornare la memoria, rendendomi conto dell'errore che avevo fatto pensai fra me e me “Che stupido! credere di essere morto e scambiare un agente di Vhaeraun per Egli stesso”.

Intanto il capo finì di parlarmi,concludendo chiedendomi se avevo delle domande.

Trovandomi a mio agio per la prima volta durante tutto il discorso, domandai la prima cosa che mi venne in mente:

"Sarebbese possibile avere un fazzoletto per detergermi il sangue dal viso?"

L'elfo mascherato mi osservò intensamente, poi mi un passò fazzoletto di seta ridacchiando.

"Io e te andremo d'accordo, Zinin. Si vede che hai carisma... non come quel buono a nulla del precedente responasbile di cellula, capace solo a fumarsi la sua dannata pipa."

"Grazie" - risposi - "A proposito...il vecchio agente responsabile?"

L'elfo mascherato mi osservò intensamente e poi, ridacchiando, rispose:

Non ho appena finito di dire che ti devi guadagnare la fiducia di questo sacerdote? Vedi piuttosto di non fallire anche tu...



"L'Ombra dell'Assassino" (Kzyzyl Arabar) Modifica

Sharass Theyl, Quartiere della feccia.

Una mano guantata sbucò da un vicolo particolarmente ombroso e si serrò sulla bocca della vittima malcapitata. Lo scintillio di una lama guizzò nell’oscurità, poi la lama penetrò con un suono sordo nella schiena della vittima. Molto in profondità. Fino all’elsa.

La punta della lama era sbucata dall’addome impregnata di sangue.

Sul volto di Kzyzyl si dipinse un’espressione di pura esaltazione, fino a distorcerne i lineamenti: “Sprofonda nell’Abisso, lurida Puttana!” disse alla giovane femmina drow sfilando con un gesto esperto la lama dalla schiena. Lasciò che il corpo di lei si accasciasse lentamente al suolo e non mancò di sputarle addosso con un irriverente gesto di stizza.

Osservò la drow contorcersi spasmodicamente ai suoi piedi ma pian piano le convulsioni divennero movimenti lenti e le parole che cercava di formulare divennero prive di qualsiasi significato, infine, rilassandosi, le cedette la vescica e lasciò andare una flatulenza, come capita di solito, a coloro che stanno per abbandonare la vita. Era un’immagine pietosa, dentro di se aveva creduto che una scena del genere avesse soddisfatto in qualche modo il suo lato più sadico ma invece finì per rimanerne disgustato, quindi, con un gesto meccanico, tagliò la gola della drow agonizzante ponendo immediatamente fine alla sua esistenza. Pulì la lama sulle vesti del cadavere, dopodichè si allontanò velocemente stringendo il Piwafi intorno al suo corpo snello.

La aveva pedinata per giorni, la aveva osservata nei suoi movimenti e nei suoi contatti, quella femmina era indubbiamente una spia a caccia di informazioni facili, e con tutta probabilità stava tenendo d’occhio anche lui. Per un attimo dubitò: forse non era una spia, forse il fatto che lo fosse era soltanto una sua convinzione o una sua paranoia. Già, una paranoia…

“Chiunque non sia un fedele della schifosa Troia - Ragno è giustificato in ogni paranoia, in questa dannata città”, si disse.

Scosse il capo pensando tra se e se che assassinandola si era tolto ogni dubbio e se invece era stata tanto sciocca al punto di farsi ammazzare così, senza un motivo valido, ben gli stava!

In fondo, era pur sempre una seguace della Regina Aracnide in meno, e questo pensiero lo portò ad innalzare mentalmente una preghiera al Dio degl’Assassini Ribelli.

Nella realtà dei drow, non erano concessi i dubbi.

Quella che aveva pensato essere una spia della Dea Ragno, era morta in uno sporco vicolo di quel Quartiere infimo, eppure, la sua paranoia di essere seguito e osservato era ben lungi dall’essere sedata. Continuava a voltarsi alle spalle, a guardarsi intorno e di tanto in tanto si sorprendeva anche ad avere il respiro affannoso. Ironia della sorte, uno dei suoi stivali si era anche macchiato di sangue e piscio, cosa che lo urtò parecchio, si ritrovò infatti inginocchiato a pulirselo con lo straccetto che di solito usava per lucidare le armi e soltanto dopo aver accuratamente tolto ogni traccia , continuò a dirigersi verso la sua meta. Nonostante le sue paranoie, almeno sul piano della Fede, poteva contare su un punto di riferimento e quel punto di riferimento aveva un nome: Zinin Zaurahel.

La locanda era particolarmente fatiscente e, a quanto pareva, era proprio quella giusta, rispecchiava in ogni minimo dettaglio la descrizione che Kzyzyl si era fatto lasciare. L’appuntamento prestabilito non poteva che essere li. Istintivamente la sua mano cercò l’elsa della daga e quando la trovò tra le pieghe del suo Piwafi, una sensazione di sicurezza lo pervase e fu pronto a varcare la soglia di quella squallida costruzione.




"Il Riscatto dell'Anima" (Zinin Zaurahel) Modifica

"La Spezia Avvelenata, la più malfamata bettola di tutta Sharass Theyl"

Zinin osservò l'insegna della locanda e senza volerlo alzò un sopraciglio. La struttura, a dir poco fatiscente, non ispirava molta stabilità. I muri avevano ognuno una pendenza propria e alcuni erano tanto inclinati da dare la sensazione di crollare da un momento all'altro. Le finestre erano state sbarrate, probabilmente per evitare che qualche cliente decidesse di andarsene via “dimenticandosi” di pagare, tuttavia alcune di queste aste di ferro erano saltate via, probabilmente strappate per essere usate come armi durante una rissa, o forse proprio divelte dal corpo di qualche sfortunato a cui era stato intimato di uscire dalla locanda da un'uscita secondaria. Non avrebbe potuto scegliere un posto migliore per il suo incontro. Il suo "duplice colloquio" pensò Zinin, ridacchiando fra se. Di media altezza, l'elfo scuro portava un vistoso cappello a fresa ampia di colore nero e indossava un Piwafi che ne copriva interamente il corpo. Dopo aver passato ancora qualche istante a ispezionare la struttura, annotandosi mentalmente le possibili vie di fuga, si decise ad entrare. Nella locanda venne accolto da una masnada variegata di drow, probabilmente reietti, viste le condizioni in cui erano vestiti, orchi, coboldi e diverse altre razze inferiori tutte quante accomunate da un lezzo fetido che mischiava alcool, sangue e sudore. Diversi clienti gli lanciarono occhiate molto poco rassicuranti, ma l'elfo scuro non se ne curò, avanzando verso il bancone e ispezioanando i tavoli. Trovato quello che cercava cambiò direzione, dirigendosi verso un tavolino posto in fondo alla sala con un unico sgabello su cui sedeva un drow solitarion intento a fumare con una pipa. L'elfo portava portava un piwafi di color viola scuro, macchiato di sangue e fango, e teneva il cappuccio di questo sulla testa, in modo da non lasciar tradire nessun dettaglio del volto, se non quella pipa dalla quale periodicamente uscivano degli anelli di fumo.

Zinin percorse i pochi passi che lo ditanziavano dal tavolo, raccolse una sedia da un tavolo adiacente senza chiedere nulla a nessuno e ci si sedette sopra, posando accuratamente il cappello sul tavolo. Nel compiere il movimento spostò volutamente il piwawfi, scoprendo così una daga assicurata alla cintola, dettaglio che non parve sfuggire all'altro elfo scuro che anzi alzò per la prima volta lo sguardo guardando negli occhi il nuovo venuto.

“Venduì, abbil, Infine ci incontriamo” Esordì l'elfo incappucciato.

A giudicare dagli occhi lucidi e dall'odore intenso emanato, la pipa doveva contenere una famosa mistura di funghi velenosi e allucinogeni che lasciati essiccare e polverizzati formavano una delle droghe più comuni del sottosuolo.

“Lui mi ha detto che probabilmente ti avrei trovato qui” - rispose Zinin - “E che avresti potuto darmi delle informazioni più dettagliate delle sue.”

“Ovviamente abbil!” L'elfo scuro sorrise, mostrando una fila di denti ingialliti, segno che l'uso di sostanze stupefacenti e della pipa non era cosa occasionale. “Inanzitutto raccontami cosa ti ha detto il Capo” - Proseguì intanto il drow -”Mi ricordo che il risveglio dopo quella che noi chiamiamo la “Benedizione del Mascherato” è sempre traumatico.”

Zinin rise, ma non si sforzò di risultare credibile. Era inutile ingannare una mente assuefatta da quella mistura di funghi. Decise comunque di rispondere, tanto non avrebbe fatto nessuna differenza.

Ma niente di particolare, mi ha chiesto qualche informazione sullo stato delle cose a Garaath Fell'k, mi ha spiegato la situazine degli affari qui e infine mi ha detto di rivolgermi a te” - Zinin fece una breve pausa, si rimise il cappello e poi concluse - “Ah giusto, mi ha chiesto di portarti un messaggio da parte sua”.

Un messaggio per me? E cosa ti ha detto di dirmi?

“Di salutargli Vhaeraun, appena lo vedi”

“Per i Nove inferni, che diavo...” L'elfo scuro non riuscì a terminare la frase che un ombra indistinta comparve alle sue spalle, infilandogli una daga nella schiena. Diversamente dalla consuetudine drow, che preferiva un colpo preciso e pulito, facendo scivolare la lama attraverso le costole e accompagnandola fino a raggiungere un organo vitale quale il cuore o i polmoni, l'assassino premette con entrambe le mani la lama contro la spina dorsale, usando il suo peso per spingere la lama che lentamente si blocco fra due vertebre, paralizzando il drow e lasciandolo agonizzante sul tavolo.

Zinin ridacchio e disse: "Non potevi ammazzarlo e basta?"

L'assassino lasciò la lama nella schiena, diede una pacca affettuosa sulla testa della sua vittima ancora agonizzante, e poi rispose:

"No, non c'è gusto senò."

Perdona l'irruenza di Kzyzyl, "abbil" - sussurrò sorridente Zinin al drow morente- Poi sfilò la daga che portava alla cintola e con un movimento secco e preciso perforò il cuore della vittima, colpendo con una inclinazione tale da evitare di macchiarsi di sangue

Attorno a loro nessuno alzò la testa. Nel quartiere della feccia vigeva una sola sola regola: Sopravvivi e lascia morire.

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