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Iniziamo con il classificare il nostro caro Wann, in primis, con il titolo di Mago...

"In nessun’altra combinazione queste quattro piccole lettere generano una gamma così vasta di reazioni.. Odio, disprezzo, ammirazione, devozione, invidia: quanti sentimenti essa provoca! E tra questi, serpeggia silenziosa la paura… di fronte ad un mago, non si può non aver paura.

Un mago è un essere unico, inimitabile, imponderabile, sfuggente, imprevedibile. Niente lo accomuna ai suoi simili. Nemmeno uno stesso incantesimo, anche se l’aggraziato movimento delle mani si ripete uguale in centinaia di occasioni. È l’anima che muta, l’approccio all’Arte, la predisposizione, la determinazione, la genialità…

Ecco la parola chiave: genialità. Quel punto nel quale l’umano si eleva fino a toccare il divino, quel punto in cui il divino si abbassa per trovare l’umano: qui sta la genialità. Ma il genio sfugge a qualsiasi definizione, è un’onda che non può essere imprigionata, è unione di estremi che sfuggono, alto e basso, umano e divino, bene e male… sì, perché nel genio c’è qualcosa di diabolico, una sfumatura intangibile che fa sentire la sua presenza, la sua essenza viva. Ammirazione e timore: ammirazione che diviene venerazione, timore che sfocia in paura.

Puoi trovarti di fronte cento guerrieri, mille guerrieri, e credere che essi siano una cosa sola, la stessa persona moltiplicata all’ennesima potenza.

Puoi trovarti di fronte cento monaci, mille monaci, e credere che essi siano una cosa sola, la stessa persona moltiplicata all’ennesima potenza.

Ma guai a credere la stessa cosa con i maghi. Essi non sono asserviti ad una religione, non hanno rigidi codici morali: esiste solo l’Arte ed il modo di padroneggiare l’Arte, la Trama ed il modo di dominarla, di seguire i suoi sentieri e farli divenire i propri sentieri.

E così un mago è unico, irripetibile.

Come colui di cui ora parleremo Wann lo gnomo, o meglio Wann il Mago!"

Tutto ebbe inizio quando Wann ancora non aveva raggiunto la maggiore età.

L’appuntamento nel vicolo, gli sguardi sinistri e torvi di loschi figuri, la madre che lo teneva per mano e lo tranquillizzava…e poi la verità, cruda e terribile: l’incontro con l’incappucciato, la cicatrice sulle sue labbra, che disegnavano nel volto dello sconosciuto un ghigno; la mano della madre che prendeva la borsa con i soldi, e lui, il figlio, consegnato e venduto schiavo. E poi l’aggressione, la morte della madre davanti ai suoi occhi, e il colpo sordo, profondo, alla sua testa. Poi più nulla, buio. Ma l’urlo gorgogliante del genitore trafitto alle spalle, la lama che emergeva dal suo petto, e la bocca contratta dalla quale uscì repentino un fiotto di sangue; quella madre che lo aveva venduto…. tutto questo riempì da allora la sua vita.

Al risveglio pianse. Era un dolore troppo forte, si sentiva strappare dentro, come se una mano scheletrica lo stesse a poco a poco facendo a pezzi nelle viscere, e gli stringesse il cuore fino a farlo scoppiare. Ma dai suoi occhi non uscivano lacrime: non ne aveva, anche quelle gli erano state tolte.

Giaceva nudo inerte in una piccola stanza di fredda pietra, senza finestre, solo una ciotola e del pane accanto a lui, il viso era coperto da una maschera che gli impediva di aprire gli occhi.

In questo stato di paura, angoscia, senso di soffocamento…panico… il giovane Wann non faceva che pensare alla madre:<Perché…perché aveva venduto uno dei suoi figli…perché!>

Questo era il pensiero che lo perseguitava, mentre l’immagine dell’uccisione, come un icona fissa, compariva sullo sfondo della palpebra chiusa in una continua ridondanza dell evento. Solo dopo essersi dimenato per giorni, lussandosi una spalla, aveva perso ogni forza e si era rassegnato alla prigionia. Proprio allora iniziò a capire le ragioni della madre: Povertà. E tanti figli da sfamare. La sua famiglia era ricca, abbastanza da introdurlo in un’Accademia di Magia per poter studiare gli arcani segreti. Ma dopo la morte del padre, la povertà li fece precipitare nella rinuncia, e lui era il figlio che costava più di tutti gli altri. Amara verità…. Forse c’erano altre soluzioni, forse sua madre poteva agire diversamente…Resta il fatto che lui ora si trovava in quella situazione e sua madre giaceva nelle ombre.

"La memoria ci dice chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo: essa è forse il tesoro più prezioso che abbiamo. Ma come tutti i tesori, essa provoca gioia ma anche apprensione, suscita felicità ma anche dolore. E quando la dimensione del dolore prevale, quando la memoria diviene un triste pesante fardello di sofferenza, ecco che l’uomo che diviene geniale è ancor più sfuggente, imprevedibile. Il genio che si nutre alla fonte del dolore acquisisce una forza nascosta, una scintilla che mai muore, che gela con la sua fiamma l’animo più fiducioso. Un passato di schiavitù alberga in quel mago, un passato di morte, che diviene tenace resistenza ad ogni prova, desiderio, anzi brama smodata di riscatto, di dominazione. Non dominio, ma dominazione: son forse sinonimi queste due parole? O forse l’una ha un respiro maggiore dell’altra? Alle sensazioni di ciascuno la risposta. Imprigionato, costretto alla catena e alla frusta, riscattato ed ora bramoso di potere, di primato."

Le mani gli tolsero delicatamente la maschera di schiavitù. Come quando, nella furia del temporale, un lampo esplode improvviso ed illumina il paesaggio, e per alcuni istanti negli occhi rimane quell’immagine rapida, come scolpita nelle pupille, anche se il lampo se n’è andato rapidamente. Ecco ciò che provò in quell’istante: un lampo, un volto angelico che gli sorrideva, traboccante di speranza seppur segnato da un’ombra. E poi fu buio. Gli occhi gli bruciavano: era come se non vedesse da anni, come se i bulbi oculari si fossero seccati ed ora, per un qualche strano caso della vita, riprendessero a vivere, faticando. Si portò le mani al volto: subito udì uno stridio, che altro non era che la voce delle catene. Lentamente si fece forza ed affrontò la luce.

“Coraggio…” continuava a mormorare una voce lì accanto.

Inizialmente tutto era confuso, ombra ed illusione, contorni sfocati, colori sfuggenti. E un dolore intenso nel cuore degli occhi. Ma a poco a poco tutto divenne più chiaro e poté fissare la figura che gli era inginocchiata dinnanzi. Era il viso di una giovane donna quello che si ritrovò ad osservare. Lineamenti sottili, sguardo penetrante che cercava di rassicurare lo gnomo, eppure nei suoi occhi c’era qualcosa.

“Dove sono?” mormorò Wann.

“Sei nella cella di una prigione, a molti metri dall’aria pura”. La donna s’interruppe per lasciare tempo allo gnomo di assimilare le sue parole. Poi riprese: “Ti hanno portato quaggiù tempo fa, precisamente il sesto giorno del mese di Kythorn. Triste destino, lo stesso di molti, molti altri come te. Da allora sono passati 3 anni e diversi giorni. Più di 3 anni ti hanno tenuto lontano dalla libertà…Ora seguimi ti porterò in posto sicuro”. La voce dell umana era suadente e senza ulteriore indugio l'apprendista la segui.

Altri umani tutti vestiti in nero, come appartenenti ad una stessa congrega stavano aiutando altri giovani a liberarsi delle catene.

Erano Agenti dell’ ombra giunti alla ricerca di gregari da far crescere ed addestrare all’interno della gilda…e proprio questo fu il destino dello gnomo.

Wann risultò essere un ottimo acquisto per la gilda e ben presto si fece un nome e Sali al grado di Agente esperto e gli furono assegnate missioni di importanza e responsabilità sempre maggiori.

Bisogna dire che le parole della donna che liberò il nostro Wann furono d’ aiuto perché questo entrasse a far parte dell’ ordine…la dialettica e le capacità persuasive e di raggiro della donne erano stupefacenti, ma non furono queste la causa per la quale lo gnomo deciso di entrare nella gilda…bensì la brama di potere e le ricchezze derivanti dall’iscrizione.

Fu poco dopo che Wann entro a far parte dell’ordine che la donna gli si avvicino e da sotto il mantello estrasse un libro consumato, sottile; il cuoio della copertina era in parte lacerato, la runa che vi era incisa in parte cancellata dal tempo e dall’ umidità. Vi si leggeva solo una lettera, una “W” per la precisione. “Il tuo libro degli incantesimi” gli disse. Lo aveva conservato per lui, dopo averlo recuperato dalla catasta degli oggetti insignificanti trovati addosso agli schiavi, non appena venivano gettati giù nelle celle. Wann era un mago sprovveduto al tempo, aveva appena mosso i suoi primi passi nello studio dell’Arte. Ora conserva quel libro, per ricordar la sua debolezza di un tempo. Un giorno un superiore chiese al Mago a quale divinità fosse devoto e quali principi perseguisse. Questo, senza accennar segno di disagio alcuno per il fatto che avrebbe dovuto risponder che l unico Dio a cui era devoto fosse Nerathon…rispose: “Devozione? No, nessuna devozione. Prima della schiavitù, certo, ma dopo non più. Vedila come una scelta, una strada che ho deciso di imboccare. Il peso delle catene mi ha tenuto per troppo tempo piegato, per tornare a farlo ora, anche se verso una divinità. Bene e male non sono per me che due estremi entro i quali muovermi. Se mi asservissi al male, rinnegherei valori come la libertà e l’ammirazione che provo per le persone che la ricercano. Se decidessi invece di servire il bene, dovrei cancellare l’odio che alberga nel mio cuore per chi mi ha tolto alla mia famiglia, per chi mi ha ridotto in catene; dovrei cancellare oltre a questo anche la diffidenza, il sospetto; dovrei rinunciare a tutto ciò che sono in parte diventato per progredire nell’Arte. No, nessuna devozione nessuna, compagno. Solo rispetto per colei che è la Trama”.

Stizzito dalla risposta di Wann, il superiore con tono autoritario chiese dunque in cosa lo gnomo credesse. Di tutta risposta si senti dire: “In me stesso e in quello che voglio diventare. Il più forte tra i forti, il primo tra i primi. Voglio la ricchezza ed il rispetto, la forza e il terrore… E finalmente vendicarmi. Vivo ora per l’Arte e per i più arcani segreti. E se un tempo sono stato privato di tutto, ora voglio tutto: anche la ricchezza, quella ricchezza che a volte è la chiave di molte porte”.

Questa risposta lo salvo da una severa punizione… essendo il potere e le ricchezze le brame principali della gilda.

Ormai lontano dalle vicende di gilda, dagli intrighi, sotterfugi, loschi piani degni solo dei piu abili mistificatori delle ombre, lo gnomo cercava di recuperare la gioventu perduta nelle tranquille terre di Aequilandria, ove sempre alla ricerca del sommo sapere e dei piu arcani segreti, vagava perfezionando la sua conoscenza della trama, dilettandosi di tanto in tanto nel canzonare qualche viandante delle terre di Aequilandria. Gli anni passati lontano dalla gilda sembrano aver fatto tornare alla luce lo spigliato gnomo che per troppo tempo era stato nascosto da un malinconico velo d ombra. Certe notti tornano le immagini dell assassinio e del rapimento, ma ormai fanno parte di un lontano retaggio del passato di cui difficilmente lo gnomo riuscira a disfarsi.

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