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Ed ecco come inizia la storia del nostro eroe: Thorik il valoroso!

Nano di gran carattere mai nessuno era riuscito a dominare il suo animo, fermo nelle sue idee e fedele ai propri principi. Thorik giaceva abbandonato ai piedi della città perduta nel deserto di Sabath, un ricco reame nanico, nascosto nel cuore del deserto. Fu proprio qui che il neonato fu trovato da Ivrok (mercante rinomato, alchimista e fabbro del regno) e dalla barbuta Ilde, rinomata per la sua fertilità (sfornava marmocchi come un panettiere sfornava pagnotte).

Il clan a cui apparteneva Ivrok era il più rinomato della città ed era lui a decidere e organizzare statuti ed eventi, il nome del clan era "Skulldark" (composto da valorosi guerrieri che rispondeva unicamente alle leggi della propria comunità, ogni membro era fedele ai dogmi del clan). Il simbolo di questo clan, sotto la protezione della divinità conosciuta con il nome di Gorm Gukthyn, era un teschio brunito, diverso per ogni singolo combattente, in quanto il teschio era della prima creatura uccisa da quest ultimo.

Thorik ormai considerato come il tredicesimo figlio del capo clan Ivrok, segui le orme del “padre” e sotto un piu duro allenamento rispetto ai fratelli maggiori, si specializzò nell uso dell ascia e nella forgiatura di armi e armature. Questi studi poi si alternavano a duri allenamenti che lo vedevano scontrarsi contro i fratelli, dapprima con la sola potenza fisica in seguito anche con pesanti armi in legno per temprare il corpo.

Un giorno la città perduta cadde sotto l assalto di strani elfi dalla pelle scura (drow) accompagnati da altrettanto strani aracnidi dal mezzobusto umano (drider). Molta della gente della città sopravvisse, dovendo pero allontanarsi dal bastione, intraprendendo lunghi viaggi, nella speranza un giorno di poter tornare e riconquistare la propria terra.

Oltre alla stirpe di Ivrok il clan degli Skulldark era composto da altre cinque numerose famiglie: quella del barbaro Rurik, del Chierico Brotton e dei tre guerrieri Eberk, Einkil e Barrendd (ognuno specializzato in un arte di combattimento diversa).

Nella battaglia la stirpe di Barendd fu sterminata, le donne comprese le piccole figlie con cui Thorik aveva legato, furono paralizzate ed uccise. Einkil perse due dei quattro figli, mentre Eberk, tradendo la fiducia di tutto il clan, fuggi con il figlio piu piccolo, coetaneo di Thorik, che dimostro di esser la copia sputata del padre, grande guerriero e grande vigliacco. Rurik si battè con gran valore abbattendo da solo più nemici di quanti Ivrok e gli eredi riuscirono ad uccidere, questo pero oltre a procurargli grande gloria ne fu anche la causa del decesso e la prole fu lasciata sotto la guida del saggio Weit (figlio maggiore). Della famiglia di Ivrok caddero il maggiore, due delle sorelle e altri tre fratelli tra cui Oscar, il piu gracile e il più piccolo dopo Thorik.

Nella ritirata il clan si divise e le famiglie si mescolarono cercando una fuga il più unitaria possibile. Così il giovane guerriero si ritrovò con il “padre” a dover affrontare lunghi viaggi che costeggiavano il deserto passando nelle varie regioni fino a giungere nelle terre di Aequilandria alla ricerca del clan disperso. Qui vennero accolti da vari regni in cambio dei servigi dell abile Ivrok.

Nei loro viaggi Thorik e il severo maestro, che non perdeva occasione per allenare ed istruire il “figlio” nelle arti che meglio padroneggiava, raccolsero centinaia di erbe e minerali, studiandoli e provando su di loro i vari effetti delle creazioni alchemiche del padre, molte volte rischiando di perdere la vita o il senno.

Più volte si ritrovarono a combattere per la sopravvivenza e finalmente Thorik ottene il suo "Skulldark", quando in una grotta dove si erano accampati per passar la notte, si imbatterono in una Chimera. Ivrok dopo aver indebolito con fendenti e profonde ferite la creatura, provato dalla stanchezza e dalla carne lacera, cadde al suolo e Thorik preso da una profonda ira, ingerendo una droga alchemica (nettare di berserk) che il “padre” gli aveva proibito di usare, si lanciò contro la creatura incurante della pericolosita di tale erba.

Mentre l ambrato liquido ancora scendeva nella larga gola provocando un senso di calore che dallo stomaco si diffondeva in tutto il corpo, il furioso nano precipitò in una follia omicida che non si sarebbe arrestata di nanzi a nulla, oltrepasso il padre che ancora cosciente gridava il suo nome e si abbattè con occhi iniettati di sangue e bava alla bocca sull immonda creatura che nel mentre si era ripresa. La bestia riuscì per poco a resistere alla furia del valoroso, che con fulminei colpi d ascia lacerava le sue carni. L animale ormai a terra, martoriato dai continui colpi, prima di esalare l ultimo respiro, sferzo una violenta artigliata al volto del nano; questo con l'occhio mancino gondante di sangue inferse il colpo di grazia alla Chimera.

Al termine dell effetto della droga, mentre ancora con foga si abbatteva sulle carni dell'inerme creatura Thorik svenne sotto i glaciali occhi del “padre”.

Questo, con fare lucido e freddo, strisciò fino al suo pesante bagaglio per prendere un erba curativa (Winclamit) e ingerendola vide le sue ferite cicatrizzarsi all istante. Dopodiche prendendo un altro arbusto, avvicinatosi al figlio inerte, glielo infilò in gola e caricandolo su di una spalla a mò di sacco di patate si diresse verso il più vicino villaggio, certo non prima di aver accuratamente recuperato le teste della Chimera.

Giunto al villaggio di Eltoran, ospitati da una tribu di barbari, Ivrok, passati quattro giorni dalla sventura nella grotta, vide il “figlio” riprendere i sensi, e porgendogli le tre teste, ancora ricoperte da putrida carne, salutò il giovane guerriero con una forte stretta sul braccio ed un sorriso appena abbozzato. Era la prima volta che il maestro mostrava l ingiallita dentatura se non in chiassose risa in taverna.

Dopo un lauto pasto a base di cinghiale e bacche rinvigorenti, il nano riprese le armi e gli attrezzi fornitigli dai barbari e subito mettendosi all'opera iniziò a scuoiare i crani della Chimera, annerendoli con una sostanza alchemica simile alla pece. Infine con l'aiuto del padre fissò i suoi tre trofei alla pesante armatura a mò di ornamento. Il teschio del drago sulla spalla destra, quello della capra sulla mancina e al centro in mezzo al petto quello del leone, esattamente come erano siti sul corpo della creatura.

Passata ancora una pentade di pleniluvi sotto i costumi e gli usi dei barbari, i due impararono alcune delle loro tradizioni, culti senza certo tralasciare le loro tecniche di caccia e combattimento, anche se non erano troppo congeniali ai due, che preferivano di gran lunga le posizioni statiche e le pesanti corazze piuttosto di rapide cariche volte quasi al massacro.

Giunti ad Aequitalas, la capitale del regno, Ivrok disse al giovane guerriero: << Per tutti i cinghiali di Etkatla...aspettami in queste terre...un giorno tornero con il clan riunito, parola di Skulldark... ed allora andremo verso il bastione di Daraan Bator dove sicuramente troveremo posto di fianco ai nostri cugini Battleaxe! Addio figliolo...tieni alto il nome del nostro clan...Addio!>>

Da allora son passati gia 3 anni e Thorik fiducioso della parola del padre attende il suo ritorno mentre gia nelle terre di Aequitalas ha trovato un nutrito gruppo di compagni degni della sua fiducia.

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