FANDOM


L'alba Modifica

Secondo alcuni le gocce di pioggia sono lacrime degli dei, secondo altri un semplice fenomeno atmosferico, ma in quel momento Syrio Foennon pensava solo che qualcuno gli stesse pisciando addosso. Fece un altro passo nel lezzo nauseante di sterco e acqua piovana. Il piede gli sprofondò nel fango, ma una mano forte lo afferrò per il braccio tirandolo fuori. "Ormai ci siamo quasi. Oltre le fattorie vi è il sentiero nel bosco che conduce ad Eltoran, li' saremo al sicuro."

Il ragazzo si aggrappò al braccio possente del padre, cercando di incrociare il suo sguardo." La mamma, Eddy, tutti gli altri...dobbiamo tornare indietro!"

"Syrio, non c'è più nulla da fare, sono morti!" Gli gridò brutalmente in faccia.

Il giovane cercò di trattenere le lacrime, mentre il ricordo della strage gli tornava in mente...

Era già calato l'ultimo sole quando il boato di un corno da guerra lo destò dal sonno. Luminescenze rosse trapelavano dai vetri della finestra semichiusa, creando una tetra danza di luci ed ombre sulle pareti della camera da letto. Saltò in piedi lanciando le coperte chissà dove e avvertì uno strano torpore provenire dal pavimento. Allungò la mano per aprire la finestra, ma il pomello era rovente e fumo nero sgusciava tra le fessure. Gli fu tutto chiaro: era avvampato un incendio. Raccolse le coperte e le bagnò col contenuto del suo vaso da notte, quindi si precipitò nell'atrio gridando a squarcia gola:" Madre! MADRE!"

Mentre il fumo misto al puzzo di orina ormai gli annebbiava la vista e la ragione, avvertì un urlo provenire dall'oscurità, ma apparteneva alla realtà o all'incubo in cui era finito? Lo seguì, rantolando nel buio, con le lenzuola umide avvolte attorno al corpo. Quando spalancò la porta da cui provenivano i gemiti fu ormai certo di trovarsi in un incubo. Rifiutò di credere che quella visione appartenesse alla realtà.

Una mano lo strattonò alle spalle e qualcuno irruppe nella stanza balenando la spada a destra e a manca. Sangue, arti e budella schizzarono sul pavimento, uno degli uomini in nero ebbe il tempismo di impugnare spada e scudo, ma il guerriero dai capelli aurei si avventò su di lui con una ferocia tale da squarciare legno, ferro e carne. Quando il guerriero dall'armatura dorata si inginocchiò piangendo e urlando di dolore al capezzale della donna, seppe che quegli era suo padre. Frastornato, incosciente, Syrio si lasciò cadere privo di sensi.

Si sentì dapprima cullare, poi la schiena cominciò a dolergli, infine avvertì il puzzo del sudore e la pioggia che gli inzuppava i vestiti. Ancora intontito, avvertì la voce di suo padre alle spalle, ed il suo fiato caldo sul collo. "Syrio, stai bene?"

"Si, credo...ma cosa succede?" Afferrò d'istinto le redini cercando di mantenere l'equilibrio.

"Non possiamo più procedere a cavallo, da qui in avanti il terreno è troppo infido." Diede uno strattone alle briglie e il purosangue maculato si arrestò. Scesero da cavallo affondando i piedi nel fango.

"Forza, non c'è tempo da perdere." L'uomo afferrò Syrio per un braccio trascinandolo tra la vegetazione." Oltre la campagna vi è un sentiero nel bosco che porta ad Eltoran. Non potranno individuarci se staremo nascosti tra le piante."

Il bosco di Smileen era un grigio groviglio di alberi e arbusti. Il suolo cosparso di fogliame era viscido e incostante, ma Syrio lo preferiva di gran lunga alle campagne che avevano attraversato per superare inosservati i presidi degli uomini in nero. O almeno questo era ciò che Care Foennon aveva sperato. Si accamparono alle pendici di una grossa quercia le cui ramificazioni li riparavano in gran parte dalla pioggia. Il sole del primo mattino era solo un miraggio dietro il fogliame e le nuvole cariche di acqua. Eppure quella fioca luce gli diede almeno il coraggio di affrontare la realtà, la consapevolezza di essere desto.

"Li hanno uccisi tutti, vero? Ho visto mia madre e mio fratello Eddy, i loro occhi erano vuoti, i loro volti sporchi di sangue..." Le lacrime già gli solcavano il viso.

"Eddy è morto." Mungugnò. "Che ironia, mi è toccato salvare te invece di mio figlio." Care Foennon si avvolse nella coperta stroncando la' ogni tentativo di discussione.

In realtà quel soldato dai capelli biondi non era suo padre. Per tutti quegli anni era piaciuto crederlo a entrambi, ma quelle parole avevano cancellato ogni speranza. Syrio sapeva solo che Care Foennon era il secondo marito di sua madre, e l'uomo che aveva amato prima di lui era perito in battaglia. Ma perché era sempre così restia a svelare il suo passato? Perché Care Foennon, soldato di Goldenaar, l'aveva sposata nonostante avesse già un figlio? Troppe domande erano rimaste senza risposta, ed ora che sua madre era morta quelle paranoie lo tormentavano ancora di più. Poggiò la schiena alla quercia e mise la testa tra le ginocchia, cercando di scacciare quei dannati pensieri. Poi ci fu un sibilo, seguito da un dolore lancinante. I sensi lo abbandonavano mentre la spalla gli pulsava maledettamente, la freccia che lo trapassava da parte a parte. Care Foennon saltò in piedi sfoderando la spada, quindi trascinò entrambi dietro un arbusto.

"Non fiatare!" Gli sussurrò il guerriero all'orecchio, tappandogli la bocca. Altre saette, il cavallo nitrì per l'ultima volta e si accasciò a terra. Care Foennon gli liberò la bocca per impugnare la spada con entrambe le mani.

Ad un tratto qualcosa nella foresta mutò. Le foglie sembrarono più verdi, il dolore meno intenso. Per un istante Syrio pensò che un'altra freccia lo avesse colpito, che stesse morendo. Un raggio di luce gli illuminò il volto. Adesso tra i rami il sole sfolgorava alto nel cielo. Rumori di zoccoli a sud lo destarono da quella sensazione di vita e di morte. Quando gli furono ormai a ridosso, si raggomitolò impaurito alla pianta, mentre Care Foennon balzava in piedi pronto a combattere.

"Non fare un solo passo." Lo ammonì uno dei cavalieri. Care Foennon parve obbedire senza esitazione. Dopotutto, pensò Syrio, obbedire era ciò che Care Foennon sapeva fare meglio.

"Karl, occupati del ragazzo. Io intanto li le tengo a bada."

"Bene. Sta' attento."

Quando il cavaliere apparve tra la vegetazione, Syrio fu costretto a coprirsi gli occhi tanto la sua armatura rifletteva i raggi del sole. Care Foennon si inchinò ponendo un ginocchio a terra.

"Non è il caso." Il cavaliere bianco lo invitò ad alzarsi. La sua voce risuonava come quella di un uomo qualsiasi. Fu egli a inginocchiarsi, invece, di fronte a Syrio, cosicché il giovane ebbe modo di guardarlo meglio. Ciuffi ribelli castani e grigi gli ricadevano sulla fronte, la barba curata dello stesso colore gli copriva gran parte del viso, e gli occhi intelligenti, profondi, scuri come la notte e allo stesso tempo vivi come il giorno gli trasmettevano serenità. Il loro sguardo si incrociò per svariati secondi, l'uno a scrutare nel profondo dell'altro.

"Allora, ragazzo, vediamo di mettere a posto questa brutta ferita." Fu il cavaliere a rompere il silenzio. Syrio riprese ad ansimare, mentre il dolore tornava pari passo alla consapevolezza di avere una freccia conficcata nella spalla.

"Farà un po' male." Con un gesto deciso spezzò un'estremità del dardo e lo sfilò dalla carne e dalle ossa frantumate. Un fiotto di sangue imbrattò il suo mantello bianchissimo. Senza curarsene, il cavaliere strappò gli ultimi brandelli di camicia e medicò minuziosamente la ferita con unguenti ed erbe medicinali. Infine fasciò la spalla con una garza soffice e profumata.

Syrio aveva ancora i denti asserragliati nella morsa del dolore.

"Guarirà?" un filo di voce gli rantolò fuori dalla bocca.

"Nessuno si è mai lamentato delle mie cure." Rispose il cavaliere con un sorriso, quindi si rialzò mettendo in ordine la borsa da guaritore.

"Tornate sulla Strada Maestra, la via per Eltoran è libera."

"Vi siamo riconoscenti, cavaliere." Rispose sommessamente Care Foennon. "Possiamo conoscere almeno il nome del nostro benefattore?"

"Mi chiamo Karl." Fece un cenno col capo e saltò sul dorso del bianco destriero, il mantello bianco macchiato di sangue che si dipanava nell'aria.

"Io sono Care Foennon e questi è mio figlio Syrio..."

"No." Si intromise il ragazzo con tono risoluto. "Lui non è mio padre, mio padre è morto prima che nascessi. E' in onore della mia defunta madre che porterò alto il nome della sua famiglia. Io sono Syrio Darilen." Chinò il capo.

"Tieni alto lo sguardo, giovane Syrio, è oltre che colline che sorge il sole."

Triste era la voce del cavaliere. Triste lo sguardo del ragazzo.

Il raggio di sole tramontò all'orizzonte. Ma Syrio tenne lo sguardo alto, da quel giorno, sempre rivolto ad oriente, in attesa della nuova alba.



Un nuovo giorno Modifica

Erano tornati a casa. Gli operai di Eltoran avevano ricostruito ogni cosa esattamente com'era prima: il possente portone di legno, la fontana, la cucina, le camere da letto... Syrio Darilen e Care Foennon continuavano a giocare all'allegra famigliola, anche se di allegro era rimasto ben poco, dopo la tragedia di sei anni prima. Quel giorno Syrio aveva eliminato le erbacce dall'orto, Care era tornato dopo il tramonto, ubriaco fradicio come al solito. Una volta, barcollando, gli aveva puntato contro la sua vecchia spada da soldato: “Non mi ruberai la pensione, bastardo che non sei altro...va' a cercare il tuo vero padre, va' a scoprire da chi si è fatta fo**ere tua madre prima di me...”. Il giorno seguente il ragazzo si era rimboccato le maniche e aveva cominciato a ripulire il piccolo appezzamento che faceva parte della proprietà. Ora le spighe dorate di grano crescevano rigogliose sulla fertile terra delle campagne di Eltoran. Il denaro che guadagnava con quel lavoro gli bastava per sostenersi e per concedersi qualche piccolo capriccio giovanile: una serata in locanda con gli amici, una giornata al lago...ma tutto questo non bastava a riempire quel maledetto vuoto che aveva nel cuore.

Sua madre e suo fratello Edward erano morti in atroci circostanze, ma le indagini dell'esercito di Eltoran erano giunte a un punto morto. Troppi interrogativi erano rimasti senza risposta: perchè sei anni prima sua madre era stata uccisa? Cosa c'entravano quei cavalieri dell'ordine di Prinsvalia che li avevano salvati nel bosco di Smileen? Perchè Karl Phoenix, il custode dell'alba, aveva perso la vita quel medesimo maledetto giorno?

Ma soprattutto: chi era egli stesso? “Di certo non un contadino” si disse tra se' e se'. Raccolse una torcia e scese in cantina. La polvere si alzava ad ogni passo, le ragnatele gli impasticciavano i capelli. Non potè fare a meno di tossire. Avanzò fino al manichino con l'armatura di Care Foennon. Tempo addietro era stata lucente e ben oleata, con gli stemmi dorati di Goldenaar che risplendevano sul pettorale. Adesso la luce della torcia si rifletteva a malapena sul metallo sbiadito. Syrio estrasse la spada dal fodero: era pesante, riusciva a malapena a reggerla, e con i ridicoli fendenti che tirò all'aria non avrebbe ferito nemmeno un goblin malato. Le spalle, le braccia, i pettorali di Syrio erano cascanti, privi di quella forza che serve a un vero guerriero per combattere.

Rimise la spada al suo posto, sbuffando.

Alzò un telo sollevando svariate libbre di polvere. Il forziere di sua madre era li' come sempre, sigillato. Da bambino le chiedeva spesso cosa contenesse: “Nulla di importante, mio piccolo Syrio, soltanto vecchie lenzuola della nonna”, gli rispose una volta, “Vecchie sete pregiate che saranno tue quando ti sposerai”, gli aveva risposto un'altra, e in entrambi i casi non volle rivelargli l'ubicazione della chiave: “E' inutile aggiungere altro disordine...va' a ordinare la tua stanza, piuttosto!”.

L'idea che quel baule ritrovato contenesse qualche risposta gli balenò alla mente.

Non c'era alcun lucchetto, alcuna fessura, questo lo ricordava bene. Tentò di forzarlo con la spada, poi con delle vecchie tenaglie, poi di spaccarlo con un martello...si chiese come faceva ad essere tanto resistente quel vecchio legno marcio. Dopo ore di tentativi inutili, incollerito, gli diede un pugno talmente forte che la magno gli duolse per molti giorni a venire, e l'anello di sua madre gli scappò dal dito...l'anello con il sigillo dei Darilen...l'anello! Syrio non aveva mai creduto a quelle storie che gli raccontavano da piccolo sulla magia, eppure su quel baule era impresso il medesimo simbolo, della medesima dimensione di quello che era inciso sull'anello, ma con rifiniture rientranti invece che sporgenti. “Sarò anche uno stupido a pensarlo...ma tentar non nuoce.”

L'anello e il sigillo combaciavano perfettamente...un leggero bagliore...un “click”. Syrio era esterrefatto. Sollevò quel coperchio che era rimasto chiuso per troppo tempo.

Ogni uomo che apre un forziere magico si aspetta di trovare tesori misteriosi, antiche pergamene dimenticate, armi incantate, e infatti la delusione si dipinse sul volto del ragazzo quando vide la ferraglia che conteneva: un'armatura completamente arrugginita e una spada che lo era ancora di più. “Non è possibile che questo sia ciò che mia madre ha nascosto per anni!” L'unica cosa che dedusse esaminando la corazza fu che era appartenuta a una donna, date le dimensioni e la forma, ma chi? Sua madre? O la madre di sua madre? Dubbi che si sommavano a quelli già esistenti.

Passò ad esaminare la spada: lunga, robusta, sua madre doveva essere ben allenata per riuscire a maneggiarla. Sull'elsa era inciso qualcosa, ma la ruggine lo rendeva incomprensibile. Avvicinò la torcia...ancora più vicino...

Le arcane rifiniture avvamparono per l'ultima volta: una fenice, il mitico simbolo dei cavalieri di Prinsvalia...e poi delle lettere...un nome...Karl.

“Questa spada non è appartenuta a mia madre, e il mio destino si incrocia per la seconda volta con la persona di Karl Phoenix. Ma come diavolo può essermi d'aiuto un morto?!” Sospirò. “Devo parlare con qualcuno che lo conosceva da vivo, è la mia unica pista. Comincerò da Goldenaar.”

Rimise la vecchia spada al suo posto, e cosi' come il fuoco non riaccese la spada di Karl Phoenix, l'anello non richiuse il forziere.

Si preparò al viaggio ed uscì.

Alzò lo sguardo: era l'alba.

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.

Inoltre su FANDOM

Wiki casuale