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Notte inoltrata.

Drakenoor.

Anno Domini 1320, quinto mese.

Tra i vicoli del quartiere vecchio la polvere si alzava stancamente dal terreno, mossa dalla costante brezza, costretta a volare per le vie anguste e sudicie e infine ad atterrare in un punto qualunque di un altro vicolo, per essere calpestata o nuovamente alzata dal vento.

Uno stivale nero emerse dall'ombra, affiancato subito da un altro, e da decine di altri, tutti

Il mercante di schiavi Ferguson Dylan e la sua scorta armata stavano compiendo l'ennesima razzia nel quartiere, alla ricerca di buona "carne da macello", come amava chiamare le vite che vendeva per poche monete al mercato. I loro occhi allenati intercettarono subito la prossima vittima: una figura femminile incappucciata attraversò la strada correndo, era ben udibile il suo ansimare ma le fattezze erano appena visibili alla flebile luce lunare.

Ferguson ridacchiò: avrebbe venduto bene quella donna così energica, soprattutto se fosse stata anche di bell'aspetto, i nobili non si accontentavano mai delle concubine di cui si circondavano giorno dopo giorno.

Per approfittarne lui stesso prima di doverla vendere si voltò verso i sicari e fece loro segno di rimanere fermi, ghignando orrendamente, quindi si inoltrò nei vicoli, seguendo facilmente le tracce e l'ansimare della donna. Per quanto stanca la bastarda ci sapeva fare, pensò Ferguson: riusciva a malapena a vederla svoltare gli angoli e correre via, evidentemente in preda allo sfinimento.

Dopo lunghi minuti finalmente Ferguson emise una roca risata trionfante: erano finiti in un vicolo cieco, la donna era accasciata ansante in fondo e non sembrava avere più forze per muoversi.

Il mercante si avvicinò, gonfiando il petto, mentre la donna guardava in un punto imprecisato alla sua destra, senza incrociare lo sguardo di Ferguson, che torreggiava su di lei nel buio del vicolo.

Lo schiavista notò subito le sinuose curve del corpo della donna, e le strappò il cappuccio con uno scatto animalesco, ansioso di approfittarsi di quella sconosciuta.

Fu in quel momento che incrociò il suo sguardo: notò subito le fattezze non propriamente murderon, aveva un che di distante, di esotico... di desserack. Gli occhi neri della donna si puntarono sui suoi, e vide in essi un fuoco e un'ira per lui incomprensibili.

All'improvviso la testa di Ferguson cominciò a pulsare dolorosamente, mentre una presenza dolce sembrava entrare in essa e pervaderla: in modo spontaneo, quasi naturale un pensiero sovrastò gli altri: quella donna era un'amica. La conosceva da tempo forse, poco importa.

Vide la donna alzarsi e con un gesto farlo stendere a terra, mentre lui obbediva, incapace di ragionare in quel momento.

La osservò rapito mentre si denudava, la pelle scura rischiarata dalla luce lunare e i capelli scomposti, e si stendeva su di lui...


Mesi dopo di buon mattino la domestica della magione Dylan, nelle campagne di Drakenoor, aprì la porta: un cestino con un fagotto ripieno e un biglietto sopra erano stati lasciati di fronte alla porta. Si guardò attorno, perplessa, quindi aprì il biglietto: vi era una sola parola, un nome: Shyra.


Cresciuta nella ricchezza, tra maestri delle più disparate discipline, abiti eleganti, cure di ogni genere e violenze ingiustificate, Shyra era ora adulta. Aveva sempre gradito le attenzioni e le ricchezze che la circondavano, ma sopportava malamente di dover stare alle dipendenze del padre e del suo volere: cercava solo libertà, fuga da ogni vincolo per poter soddisfare sè stessa e i suoi capricci di turno. Uno degli ultimi giorni dell'anno 1338, dopo un'aspra discussione a causa di una notte passata da Shyra con un popolano qualunque, la ragazza fulminò il padre con lo sguardo: Ferguson ebbe un sussulto e cadde a terra, preso da convulsioni improvvise, mentre stringeva con forza la testa, come se un dolore enorme l'avesse colto all'improvviso. Inizialmente sorpresa, Shyra accennò poi un sorriso divertito e cominciò a radunare le proprie cose e le ricchezze del padre, che ancora si contorceva dal dolore a terra, per poi andarsene ad abitare alla locanda di Drakenoor.

Descrizione fisica: I tratti di Shyra sono Murderon, ma in lei rieccheggia vagamente la discendenza desserack, ovvero un quarto del suo sangue: mentre infatti la pelle scura e il corpo possono ricordare gli umani di drakmoria, i capelli esotici e gli occhi di un nero profondo rievocano le notti del grande deserto.

Carattere: Shyra è stata concepita ed è vissuta nella violenza, e non ha potuto che adeguarsi: ama soddisfare sè stessa e circondarsi di uomini che pendono letteralmente dalle sue labbra, e non manca di cercare di affascinare chiunque le si trovi davanti per poterlo sfruttare a proprio piacimento. Non ha una particolare propensione per la legge, soprattutto se si oppone ai suoi desideri; tuttavia non si lascia andare troppo e ama mostrare la propria ricchezza e bellezza. Capricciosa e narcisista.

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