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Stanco, dopo diverse ore di cammino, il Viandante decise di sostare sotto un rigoglioso albero secolare nei pressi di Aequitalas, un albero che ammantava d’ombra la zona sottostante e quindi teneva al riparo dal sole battente. Sherazad si sedette a gambe incrociate e come prima cosa si occupò di pulire, lucidare ed affilare le sue armi, tra i suoi primi insegnamenti ricevuti infatti, ne ricordava uno in particolare impartitogli da suo padre, ovvero un Predone del Deserto successivamente ritiratosi ad una vita tranquilla. Quasi riusciva a sentire la voce del suo “vecchio” tornargli alla mente: “Tieni sempre in buono stato le tue armi Sherazad, abbine cura e proteggile dall’usura perché al momento di combattere saranno loro a proteggere te”. Mentre puliva ed affilava con meticolosità, il passato tornò a farsi largo nei suoi pensieri, come accadeva spesso in fondo…


Urla, polvere, sangue ovunque… Quando gli uomini della rivale tribù del Deserto conosciuta come “La Serpe Verde” attaccò il suo accampamento, Sherazad era un ragazzo di 15 anni.

“Sherazad, mettiti al riparo!!” urlò suo padre decisamente ferito mentre stava combattendo degli uomini a cavallo. Il giovane Sherazad cercò con lo sguardo una via di fuga ma gli uomini della Serpe Verde erano ovunque, quindi si voltò di scatto e aprì la bocca per avvertire suo padre, ma proprio in quel momento il Vecchio Predone del Deserto cadde trafitto da una violenta pugnalata di un uomo sceso da cavallo, prima di accasciarsi però, infilò la sua scimitarra nell’inguine del suo aggressore.

Sherazad corse verso il cadavere di suo padre incredulo, mentre tutto intorno a lui urla e nitriti di cavalli stavano diventando un turbine indistinto di rumori.

Il giovane Desserak si chinò sul corpo del Padre e cominciò a piangere mentre il massacro imperversava senza sosta, ma ad un tratto, un paio di zoccoli si fermarono dinnanzi al ragazzo, ed Sherazad, lentamente, alzò lo sguardo con un misto di odio e paura negli occhi fino ad incontrare due occhi scuri come la notte puntati su di lui. Lo smilzo uomo a cavallo sfilò con noncuranza una freccia dalla faretra che aveva sulla schiena e lentamente, con fare metodico, la incoccò e prese la mira sul figlio del vecchio Predone del Deserto, sarebbe diventato un motivo di vanto per lui uccidere il figlio di quell’uomo.

Sherazad sentì dentro di se che la fine era giunta e stava quasi per rassegnarsi al suo destino quando qualcosa nella sua mente e nel suo sangue urlò…

Con la velocità di un Cobra scattò in piedi mentre la sua mano destra estraeva il coltello infilato nel corpo del padre e un istante dopo lo scagliò.

Lo scagliò con tutta la sua forza, così come suo padre gli aveva insegnato.

Si sentì un tonfo sordo e l’uomo abbassò l’arco per guardarsi incredulo il petto, poi il suo sguardo tornò lentamente sul ragazzo. Non disse nulla ma dopo pochi istanti scivolò giù dalla sella per poi riversarsi al suolo in una posizione totalmente scomposta.

Sherazad non perse tempo, fece del suo meglio per salire a cavallo in fretta nonostante avesse le gambe che gli tremavano e approfittò della confusione per dileguarsi.

Con il passare degl’anni il ragazzo divenne un uomo e decise di seguire le orme di quello che era stato suo Padre, si unì così a numerose bande di Predoni del Deserto dedite al saccheggio delle zone limitrofe, portando a segno anche consistenti colpi e formandosi anche una certa esperienza, ma Sherazad non era soddisfatto, una parola bruciava dentro di lui più di ogni altra cosa, e quella parola era “Vendetta”.

Si lasciò alle spalle la sua vita all’interno delle bande e divenne un viandante, un solitario e spostandosi di città in città riuscì a cavarsela nel solo modo che conosceva, ovvero arrangiandosi.

Nei suoi viaggi riuscì anche a carpire alcune informazioni preziose:

La tribù della Serpe Verde era stata infine sconfitta ed i sopravvissuti pareva si fossero integrati nelle terre civilizzate, forse come mercenari all’interno di qualche città.

Sherazad Ull Nervi Il Predone, non aveva dimenticato le loro facce.


Il Viandante si riscosse dai propri pensieri.

Le armi erano state pulite ed affilate, i foderi ingrassati, diede un'ultima occhiata intorno a se e reputando il posto sicuro si sdraiò per dormire qualche ora, l'indomani si sarebbe messo nuovamente in viaggio.

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