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La donna corse a perdifiato, lungo le vie dello scosceso quartiere di Vhaerimor. Il fagotto che aveva con se iniziò a piangere, ed ella fu tentata di mollarlo, per evitare che i suoi misteriosi assalitori la rintracciassero. Tuttavia sapeva del valore che aveva per lei il moccioso. Era una sacerdotessa del casato Skrenyon. Destinata all'oblio, alle feroci mandibole di Colei che regna sul suo trono aracnide. Ma suo figlio, quell'inutile pargolo, avrebbe potuto rappresentare una futura speranza per il culto di Kiaransalee. La stessa dea sembrava averlo benedetto tempo addietro, quando alla sua nascita, tutti i non morti del casato recusarono di obbedire ai propri ordini magici e ne assistettero la nascita.

I suoi inseguitori la trovarono. Il più rapido fra essi, Shelkor, era lo sgherro più pagato di Menzoberranzan, al servizio delle matrone. Ladu Jhilkra Skrenyon, primogenita figlia della defunta matrona madre, evoco tutto il proprio potere divino in un'incontenibile furia elementale, che travolse la colonna che reggeva parte del soffitto dela caverna, in quel punto.

Tutto tremò, nell attimo in cui la caverna cedette, ma la sacerdotessa non fu così lesta nel sottrarsi alla lama del feroce assassino.

Gli occhi di lei si sbarrarono, contro il malefico sorrisino del suo carnefice. Quando la donna si accasciò, il fanciullo venne afferrato al volo dall'assassino.

Shelkor lo ammirò per la prima volta, e non potè credere ai suoi occhi. Chiazzato del sangue della madre, il fanciullo sorrideva. Quasi rideva, beato, come se stesse giocando con la morte. Shelkor digrignò i denti. Il fanciullo emise un flebile vagito, che si intonò alla perfezione, nonostante la cacofonia di suoni che la terra stessa stava sprigionando a seguito del sortilegio divino.

L'assassino si preparò ad usare la lama, ma proprio in quel momento una daga premette nel suo stomaco. La madre... la madre di quel fanciullo era ancora viva! O meglio, rianimatasi come semplice Zombi, ed aveva difeso il fanciullo. I massi iniziarono a crollare dal soffitto, quando l'incantesimo precedente giunse al suo apice. Il fanciullo rideva, mentre il sangue della madre e del suo assalitore si uniformavano, sotto la cascata di roccia che li seppellì.

Il piccolo finì sbalzato dal suolo, ed il tenero fagottò urto contrò la porta scardinata di una stalattite adibita a squallida magione nelle vicinanze.

Una prostituta drow aprì la porta. Ai suoi piedi, il fagottino con dentro il piccolo fanciullo sorridente. In lontananza le urla di altri carnefici.

La donna trascinò dentro il fagotto e richiuse la porta. La morte fece la sua rapida sfilata oltre l'uscio. Cercando il piccolo fanciullo drow che essa stessa aveva appena concepito.

"Non so chi tu sia ne come un giorno possa ripagarmi di questo dannato rischio." Sibilò la donna, a denti stretti. Il fanciullo la fissò con occhi incuriositi. Il suo sguardo si illuminò per un istante, quando intravide il piccolo nome inciso in oscura grafia sul retro del fagotto. "Shakal"

"Benvenuto nella tua nuova famiglia, Jhedal. Il tuo cognome vecchio, qualunque esso fosse, ora non esiste più. Da oggi tu sei semplicemente Shakal. Shakal Moreyn."

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