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CAPITOLO I Modifica

1° Paragrafo Modifica

“Terraaa!” gridò la vedetta indicando un punto a Sud-Ovest dall’alto della coffa, la piccola piattaforma di legno con balaustra posta sul pennone.

Subito la ciurma si buttò a capofitto a tribordo, la parte destra della nave in direzione dell’Isola per avvistarla, mentre il Nostromo allungò il cannocchiale scrutando con esso l’orizzonte… il brusio d’eccitazione dei Pirati coprì la sua voce, che pronunciò una singola e bramata parola: Tempest!

Il Nostromo della Folletto del Mare.


Il vento era favore, la brezza mattutina spingeva veloce la Caravella verso la terra ferma facendole solcare le acque come un cavallo purosangue corre per la steppa. Dal canto suo il Folletto del Mare, il nome della nave, emetteva un fumo nerastro a causa dello scontro avvenuto a largo con un Vascello della flotta di Aequilatas… la scarsità del bottino di quei mesi difatti comportò il Capitano ad azzardare una pericolosa manovra nelle acque territoriali di Equilandria, senza successo.

La Caravella, Folletto del Mare.


Fortunatamente la veloce Caravella riuscì a sfuggire al Vascello corrazzato di Aequilatas, ma riportò ingenti danni che andavano riparati al più presto e facendo risultare vane le settimane di viaggio in mare per raggiungere la costa orientale del continente.

L’equipaggio era demoralizzato e il Capitano, tal William Le Bou detto “il Granchio”, era andato ben sotto con le sue finanze… non gli rimaneva che sperare in qualche miracolo una volta raggiunta Tempest, anche perché se avesse pagato le riparazioni alla Caravella non avrebbe più avuto nemmeno un “pezzo da otto” da dare alla ciurma, così veniva chiamata la moneta d’oro dai Bucanieri.


2° Paragrafo Modifica

La ciurma ormai aveva attraccato la nave al grande porto di Tempest ed impiegò ore per carenarla a riva, dove l’indomani avevano ricevuto l’ordine di ripulirla dalle alghe e cirripedi che il mare aveva formato alla sua base, mentre altri si sarebbero occupati di calafatare per bene, ovvero chiudere ermeticamente i buchi che si erano formati fra le assi di legno con la pece.

La Folletto del Mare carenata sulla spiaggia..


Ma adesso che finalmente avevano raggiunto la terra ferma vi era una sola cosa da fare: festeggiare! Il Granchio aveva concesso a tutta la ciurma la serata libera e questi ultimi non aspettavano altro, dirigendosi immediatamente a “il Teschio e la Sciabola”, la Taverna più rinomata di tutta Tempest dove vi si poteva trovare prostitute; gioco d’azzardo; contrabbando e soprattutto… una quantità pressoché infinita di Rum, il liquore preferito di ogni Pirata che si rispetti.

Fra di essi vi era anche una ragazza di nome Scarlet Morgan, conosciuta da tutti a Tempest come “Blacky Jack” perché porta sempre con se un Black Jack, ovvero il tipico bicchiere di cuoio di cui si servono i marinai nelle Taverne, oltre ovviamente per la sua mania con i giochi d’azzardo. Secondo lei difatti la vita è sempre un rischio e bisogna osare, se si vuol riuscire… proprio come si fa quando si scommette.

Scarlet Morgan, detta "Blacky Jack".


Lei ne era la dimostrazione vivente, difatti secondo le regole marinaresche era vietato portare donne a bordo di una nave ma la sua tenacia, sfrontatezza e ostinazione convinsero non solo il Granchio, ma anche il resto della ciurma a potersi unire a loro.

Blacky aveva uno strano fascino, pelle abbronzata e indurita dall’acqua salata, capelli lisci e biondi e occhi azzurri come il mare cristallino dell’Isola.

Indossava vestiti marinareschi, alti stivali neri di pelle nei quali nascondeva un affilato pugnale con raffigurato un teschio sull’elsa, una pesante cinta da cui pendeva il suo fidato stocco ed era solita indossare una bandana nerastra per contenere i capelli dallo sferzante vento di mare.

Si muoveva sempre con disinvoltura e sicurezza e non mancava di rispondere per le rime quando i marinai ubriachi la infastidivano, forse scambiandola per qualche meretrice del luogo.

La Taverna di Tempest, il Teschio e la Sciabola.


La ciurma entrò urlando e sbracciando a il Teschio e la Sciabola, alcuni incontrando amici marinai e altri dirigendosi direttamente dalle puttane o al bancone dove serviva il vecchio Pitt “Gambadilegno”, soprannome derivato appunto dal non avere più una gamba.

Si vocifera in giro che abbia perso l’arto durante l’abbordaggio di un mercantile di Nemesia, dove a sorpresa quest’ultimo era stato munito di tre cannoni.

Le storie che si narrano vogliono che una bordata finì dritta sulla gamba del vecchio Pitt, ma che miracolosamente si salvò anche se nessuno sa effettivamente come e l’oste non ne ha mai parlato con nessuno, anzi si è sempre infuriato quando gli pongono domande a riguardo.

“Avanti vecchia Gambadilegno, non vogliamo boccali… vogliamo BARILI di Rum!” esclamò un mozzo stravaccandosi su uno sgabello “il Granchio ha detto che il primo giro l'offriva lui a tutta la ciurma” a quella frase un coro di Yo Ho risuonò per il locale, mentre tutti i Bucanieri iniziarono a cantare accompagnati da rudimentali strumenti musicali, ubriacarsi e a dedicarsi ad ogni sorta di divertimento lecito o no che sia.

La taverna puzzava di alcol, sudore e altri odori indefinibili mentre l’aria era pervasa dal fumo di pipe e sigari, solitamente vietati negli scafi per l’alta incendiabilità degli stessi e dove i marinai erano costretti a masticare il tabacco per sopperire all’astinenza.

Blacky dopo il primo boccale stracolmo di Rum si andò a sedere al tavolo con alcuni Bucanieri, gettando tre carte sopra di esso: una Donna di Cuori per vincere, un Jolly per pareggiare e un Asso di Picche per perdere. Le fece vedere e poi le rigirò, iniziando a mischiarle e disporle in sequenza orizzontale sul tavolo incitando gli altri compagni a scommettere.

“Coraggio Mozzi da quattro soldi, vediamo per chi gira la fortuna in questa topaia!” disse provocatoria lanciando infine sul tavolo alcuni pezzi da otto.

Subito si aprirono le scommesse e sul tavolo comparvero monete su monete che la ragazza vinse senza difficoltà, sbeffeggiando i propri compagni e continuando a tracannare il Rum che scorreva a fiumi per tutta la Taverna. In quel momento la porta si spalancò con un tonfo sordo e la figura imponente che vi stanziava davanti era talmente grossa da non far filtrare la luce all’interno. Subito un brusio avvolse la sala da parte di ogni Bucaniere e le parole erano sempre le stesse: “E’ il Pescecane… il Capitano della Signora delle Tempeste!”

Capitan Jhon Pescàn, detto il Pescecane.


Dopo il sussurrarsi dei Pirati le urla di festa si tramutarono in silenzio, mentre il nuovo arrivato percorreva a passi pesanti l’atrio della Taverna, producendo tonfi sordi a causa della sua mole e dei suoi stivali di cuoio duro con tacchetto.

Il gioco di Blacky si interruppe, voltandosi anch’essa a squadrarlo con un misto di invidia e odio causato dal fatto che il Pescecane aveva tutto quello che lei poteva desiderare: un Galeone da guerra con una potenza di fuoco devastante e veloce come il vento, una ciurma che contava un centinaio di uomini ma che poteva raddoppiare in poco tempo, era talmente ricco da potersi fare il bagno nell’oro ma soprattutto… era rispettato e temuto da tutti sull’Isola e su tutti i Mari conosciuti.

Il Capitano della Signora delle Tempeste si fermò a pochi passi da lei e con un rapido gesto sguainò un pugnale che piantò su una delle tre carte sul tavolo.

“Ho vinto!” disse con voce tetra, quasi sghignazzando mentre si apprestava a prendere i pezzi da otto delle scommesse.

“Faresti bene a controllare… Pescecane!” rispose Blacky estraendo il pugnale con la carta ancora attaccata sulla lama e mostrandogliela: l’Asso di Picche!

Il Capitano ringhio a bassa voce, mentre la Pirata trattenne a stento una risata. “Andiamo, arricchisci il piatto!” esclamò battendo la mano vicino alle altre monete mentre un altro brusio spezzò il silenzio che si era creato in Taverna.

Strappandogli il pugnale dalle mani, il Pescecane getto alcuni pezzi da otto sul tavolo e andò via verso le sue stanze, e solo allora i festeggiamenti ripresero mentre Blacky si pagò ancora da bere con la vincita.

Risero e bevvero per tutto il giorno fino a sera, brindando e cantando canzoni piratesche, sperperando e scialacquando ogni moneta che gli era rimasta… finche l’attenzione di Blacky non venne portata alla vecchia Sibilla, che sedeva in silenzio in un angolo della sala.

La Bucaniera si alzò, gettandosi poi sullo sgabello di fronte alla donna e sventolandogli davanti un bel boccale di Grog, un liquore ottenuto correggendo il Rum con acqua e un po’ di zucchero e a volte, aggiungendoci della birra, si poteva usare persino come siero della verità.

“Ehi vecchia, cosha fai tu non feshteggi?” le disse sfacciatamente ridacchiando ubriaca.

La vecchia Sibilla era una donna molto anziana, della quale nessuno sapeva l’età anche se si vociferava avesse almeno 300 anni… i nonni dei nonni degli altri isolani affermavano che lei c’era ancor prima della loro nascita e che ha sempre vissuto isolata, lontano dalla città.

Ma la cosa più impressionate era che la Sibilla sapeva prevedere il futuro e tutto quello che diceva alla fine si avverava, non di rado infatti molti Capitani dopo avergli sborsato una grande somma di denaro si facessero fare delle divinazioni, magari per l’esito di un abbordaggio pericoloso… ma non sempre accettava, la Sibilla sceglieva in base a come gli andasse se doveva prevedere o meno gli eventi, e c’è chi dice che sono gli Dei a dirgli quando o quando non può.

La vecchia Sibilla.


“Prevedo molti guai per te piccola filibustiera… molti guai” le rispose con un tono di chi ne sapeva una più del Diavolo “ma il tuo destino dipenderà dalle tue scelte! Cosa faresti se ti rivelassi come raggiungere uno dei più grandi Tesori di Elkanter?”

Blacky scoppiò a ridere, brilla come non mai e sbiasciando la risposta “Coshaaa… cosha farei? Ihihih… me lo andrei a prendere, ecco cosha farei, ihih”

“E ne sei convinta di riuscirci?” la guardò la Sibilla, con nessuna espressione al volto quasi la stesse mettendo alla prova.

“Cosh… io… ehy, vecchiaccia!” rispose duramente Blacky dopo aver realizzato, molto lentamente a causa dell’alcool, la domanda della Sibilla “Io shaprei rubare persino le tue chiappe da shotto il tuo naso… io shono Blacky Jack” disse puntandosi il pollice sul petto e facendo dondolare la testa mentre cercava di guardare dritta negli occhi la vecchia “Perla dei Mari del Shud e dove c’è l’oro… ci shono io! E per il buchetto del **** di tutte le Shirene, fermate qushta topaia che continua a girare intondo!” alludendo ai giramenti di testa che ormai stavano prendendo il sopravvento.

“Allora guarda nella borsa del Pescecane e troverai il primo indizio per…” queste furono le uniche parole che Blacky riuscì a udire, prima di crollare sul tavolo di faccia dando una botta talmente forte da lasciargli il segno anche nei giorni a seguire.

3° Paragrafo Modifica

Blacky si svegliò nella stessa posizione in cui era crollata e fortunatamente non aveva bisogno di controllarsi la sacca delle monete, avendo speso tutto il giorno prima nei festeggiamenti.

La Taverna ormai era quasi vuota e dalla finestra poté notare che era notte fonda… guardandosi intorno vide il vecchio Pitt Gambadilegno imprecare mentre finiva di pulire i boccali e alcuni della ciurma che si sostenevano l’un l’altro mentre salivano nelle camere.

“Per le corna del Diavolo” disse fra se e se battendo tre volte le nocche sul legno del tavolo per scaramanzia “non ricordo un accidenti… devo proprio essermi divertita allora!” ridacchiò mentre provava ad alzarsi, con non poca fatica. Improvvisamente alcune parole le balenarono nella mente, ma non era un ricordo, era diverso… quasi qualcuno gli stesse davvero parlando nel cervello con voce sibilante: “Nella sacca del Pescecane Blacky…” a quel punto la Bucaniera si prese quasi a schiaffi da sola, cercando di far allontanare quella voce.

“Arrr, per tutte le maledizioni dei sette mari” imprecò “devo esserci andata proprio pesante con quel Rum!” disse massaggiandosi la testa, accusando ancora oltre all’alcool anche la botta che aveva dato al tavolo.

Poi riflettendo a lungo cercò di riordinare le idee, finché non ricordò della vecchia Sibilla.

Ma cosa poteva mai esserci nella sacca del Pescecane?

Trafugare qualcosa allo spietato Capitano poteva comportare solo morte certa. Poi valutò attentamente la situazione: da una parte vi era la morte probabilmente sotto tortura , mentre dall’altra vi era la promessa di ricchezze sconfinate visto che quando parlava la Sibilla non si poteva mai sbagliare.

La risposta fu semplice.

Di soppiatto Blacky si diresse verso l’alloggio del Pescecane, inconfondibile, avendo lui come camera riservata la più grande di tutta la baracca.

Arrivata davanti alla porta si accertò che nessuno fosse nei paraggi e dopo aver poggiato l’orecchio su di essa e aver udito il russare pesante del Pescecane si sfregò le mani e poi i polpastrelli “Vediamo se non ho perso il tocco” disse fra se e se prendendo un grimaldello dalla cintura e iniziando ad armeggiare con la serratura… un leggero *click* le fece comparire sul volto un sorriso.

Con cautela e circospezione aprì la porta, maledicendo il vecchio Pitt mentalmente sentendola cigolare… poteva metterci un po’ d’olio?

Con passi felpati entrò e si richiuse la porta alle spalle, trovandosi nella stanza buia con di fronte il letto del Pescecane, che russava come un maiale.

Blacky si umettò le labbra mentre il sudore freddo iniziava a bagnargli la fronte, certa che se fosse stata scoperta la morte sarebbe stata una salvezza in confronto alle torture del terribile Capitano della Signora delle Tempeste. Il respiro si fece più pesante mentre ormai era a pochi passi dalla sacca… ancora pochi passi… ancora uno… senza pensarci due volte affondò le mani ed estrasse l’unica cosa che vi era contenuta: un cofanetto di legno.

Ripercorse la strada all’indietro, riaprendo la porta e richiudendola mentre usciva, appoggiandosi ad essa con le spalle mentre stringeva al petto il cofanetto e faceva un respiro di sollievo.

Ce l’aveva fatta!

Con aria vaga poi si allontanò, uscendo da il Teschio e la Sciabola e dirigendosi verso la folta vegetazione intorno a Tempest dove poteva con tranquillità controllare per cosa avesse rischiato la vita.

Trovato un luogo riparato da occhi indiscreti si sedette alla base di un grosso masso, sfregandosi ancora le mani e guardando il cofanetto che aveva poggiato sulle gambe “Bene bene, vediamo quali gioielli nascondeva quel mascalzone del Pescecane” commentò fra se, osservando con occhi quasi luccicanti il piccolo bottino.

“Gnn… ghhh… arrr, che siano dannati tutti i lucchetti di Elkantar, con cosa l’ha sigillato con la pece?” spazientita dal non riuscire ad aprirlo optò per una soluzione rapida e veloce, alzandosi e facendo dieci passi in avanti per poi voltarsi e scagliare il cofanetto con forza contro la grande roccia, infrangendolo.

“Aye Aye!” esclamò Blacky nel tipico modo di esultare dei Pirati “Ben ti sta’ pezzo di legno, vediamo cosa contenevi” gettandosi in ginocchio e scrutando con il chiaro di Luna e di stelle il terreno.

“Mah… per tutte le alghe verdastre, cos’è questo uno scherzo?” impanicata passo le mani rasenti all’erba, cercando quanto meno una perla, una gemma, un misero pezzo da otto, ma gli unici oggetti che trovò furono un pezzetto di pergamena e una bussola rotta, forse per la botta ricevuta.

“Arrr, dannata vecchiaccia di una Sibilla!” imprecò a denti stretti “Sto’ rischiando la pelle per un foglietto e della paccottiglia rotta? Che ti mangi il Kraken!” la maledì battendo il pugno al suolo.

Il Kraken era la bestia più feroce e temibile del mare, una piovra talmente grande da essere paragonata a un’isola quando risaliva in superficie e che creava gorghi e onde enormi ad ogni suo movimento… la sua potenza non era paragonabile a nulla di conosciuto.

Che sia leggenda o realtà nessuno può dirlo, perché nessun uomo o imbarcazione si era mai salvato. Alcuni narrano che il Kraken esiste da quando esiste il mare, altri che sia una punizione divina, altri non ne hanno semplicemente idea.

Borbottando e imprecando Blacky prese la bussola rotta e controllò il foglietto di pergamena strappato e con suo maggior stupore notò che era un semplice piccolo pezzo di pergamena sbiadita.

Istintivamente si portò le mani nei capelli dalla rabbia, sbattendo i piedi per terra e maledicendo ancora la vecchia Sibilla… in quel momento però la voce ricompari’ nella sua testa, sibilando: “Ce l’hai fatta piccola Bucaniera… ma saprai trovare tutti i pezzi della mappa sparsi su Elkanter?” la voce ridacchiò nella sua mente, mentre Blacky si voltava su se stessa cercando invano la Sibilla “Usa la bussola, è magica… trova i pezzi mancanti e riuniscili, apparirà d’incanto la Mappa… e forse, dico forse, troverai anche il Tesoro se non morirai prima” la voce andò scemando nelle tenebre della notte con una risata che riecheggiò nella sua testa.

“Arrr, per tutte le cozze sugli scogli dell’Isola del Teschio… cosa sta’ cercando di fare quella vecchiaccia, vuol forse farmi impazzire?” sbuffando e imprecando ancora Blacky esaminò un’ultima volta i due cimeli che aveva rinvenuto nel cofanetto di legno del Pescecane.

“Eppure a me sembra rotta questa cianfrusaglia!” esclamò scuotendo la bussola vicino all’orecchio, cercando di capire se gli ingranaggi si fossero allentati o sfaldati.

Perplessa, ripose al sicuro nelle sue tasche i due oggetti e si diresse verso la spiaggia… ormai iniziava ad albeggiare e c’era ancora molto lavoro da fare nella Folletto del Mare.

4° Paragrafo Modifica

Il Sole picchiava come non mai quella mattina mentre i Bucanieri si davano da fare ad aggiustare la Caravella e a calafatarla a dovere.

Il Granchio era lì con i suoi uomini, dando indicazioni e controllando che tutto si svolgesse senza intoppi avendo speso fino all’ultimo pezzo da otto per acquistare i materiali necessari e per pagare la nottata di baldorie alla sua ciurma… adesso avevano un’unica possibilità, riuscire ad abbordare un ricco mercantile e portare nelle loro tasche un cospicuo bottino o il Capitano Le Bou avrebbe dovuto vendere la nave per pagare i debiti e la ciurma. Fra le grida, il sudore e il malcontento generale i Bucanieri innalzarono una canzone per sopperire alla dura e faticosa giornata di lavoro.

Nel frattempo la giovane Blacky puliva a cavalcioni e di buona lena il bompresso ovvero la punta che usciva davanti la prua della nave e cui sotto vi era la polena, la tipica figura decorativa scolpita nel legno in questo caso un Folletto, cantando anche lei insieme alla ciurma “Quindici uomini sulla cassa del morto… Yo Ho-Ho e una bottiglia di Rum!” gridavano in coro per passare il tempo, allietare la fatica e dare un ritmo ai lavori per farli procedere spediti.

I Bucanieri che lavorano sulla Folletto del Mare.


Verso metà giornata il grido di un mozzo interruppe i lavori.

“La Signora delle Tempeste prende il largooo!” urlò un Mozzo indicando il possente Galeone procedere spedito verso l’orizzonte; Blacky si voltò portando una mano sopra gli occhi per coprirli dal Sole e poter osservare meglio in lontananza, notando anche lei la dipartita del Pescecane.

“Aye,” disse fra se e se usando un termine che i Filibustieri utilizzavano per dire Si “ben ti sta’ pesce d’acqua dolce!” ridacchiò dando alcune pacchette con la mano destra dove custodiva i due cimeli magici e tornando poi a lavorare rinvigorita dallo scampato pericolo.

Per altri tre giorni la Folletto del Mare rimase carenata a secca sulla spiaggia e tutta la ciurma lavorò senza sosta, riportandola al suo splendore di Caravella… ma della vecchia Sibilla non vi fu più nessuna traccia.

5° Paragrafo Modifica

“Muovete quei muscoli razza di fannulloni. Gabbiere, drizzare e cazzare le vele! Voi altri tirate su l’ancora, imbandate le funi e poi bracciate i pennoni! Mozzo, scotta quella cima prima che ti faccia fare un giro di chiglia…” il Nostromo, il secondo in capo nella nave e uomo di fiducia del Capitano, gridava gli ordini mentre quest’ultimo scendeva nella sua cabina. Ormai erano passati quattro giorni e mezzo e finalmente la Folletto del Mare riacquistava il largo, cavalcando le onde seguita dai gabbiani che giravano a cerchio intorno alla nave… il vento che soffiava da levante favorì la navigazione e Blacky si mise con le mani appoggiate sulla balaustra di babordo, il lato sinistro della nave guardando la prua, lasciandosi accarezzare i capelli e socchiudendo gli occhi.

Non venerava nessun Dio, se non di rado Sivraal la Primogenita degli Elementi per evitare che scatenasse la sua furia tanto temuta da tutti i marinai… era a lei che doveva ringraziare per le isole e la terra ferma; per il fuoco di moschetti e cannoni; per lo splendido mare su cui viveva e per il vento che faceva veleggiare le imbarcazioni. Navigarono con il vento a favore per tutto il giorno finche a notte fonda non accadde qualcosa.

Il vento aveva smesso di soffiare e ormai quasi tutti i Bucanieri, escluse le vedette, erano sottocoperta a riposare… l’unico rumore che si udiva erano le onde che si infrangevano sulla carena e questo silenzio durò per ore, finche non venne infranto dal suono di un fischietto.

Tutti gli uomini di mare sapevano cosa voleva dire.

Al termine del fischio dei boati di cannone rimbombarono nell’oscurità illuminando di lampi il cielo notturno ad ogni scoppio, mentre le bordate saettavano sulla Folletto del Mare.

Il Galeone del Pescecane, la Signora delle Tempeste, si era portata silenziosamente vicino al fianco della Caravella sfruttando il favore delle tenebre e issando la bandiera rosso sangue… il Jolly Roger che usavano i Pirati difatti era quasi sempre nero raffigurante teschi, armi o clessidre ad indicare la vita breve di chi non si sarebbe arreso. Ma la bandiera scarlatta indicava nessuna pietà, morte certa verso il nemico e nessun prigioniero ed era raro che la si usasse.

Il Galeone, la Signora delle Tempeste.


“Tutti ai loro postiii” gridarono le vedette mentre l’agitazione calò sulla Folletto del Mare, seppur fosse un’ottima Caravella Pirata nessuno poteva competere contro un Galeone, tantomeno se era quello corrazzato del Pescecane. L’odore della polvere da sparo intasava l’aria, insieme al fumo che iniziò a limitare la visuale mentre tutta la ciurma di Capitan Le Bou prendeva posto, compresa Blacky.

Il Nostromo sbraitava contro le vedette, imprecando ogni divinità conosciuta “Idioti, non andate bene nemmeno come cibo per i pesci!” esclamò urlando “Cosa avete sulle lucimorte” come venivano chiamati gli occhi dai Pirati “delle alghe?” continuando poi a bestemmiare.

Nel frattempo una seconda sequenza di bordate investì la Caravella facendo schizzare schegge di legno ovunque che squarciarono le carni a molti Mozzi… ormai vi era ben poco da fare, tolta la velocità di fuga e l’agilità di manovra contro un Galeone non vi era scampo.

Dopo la terza bordata difatti la Folletto del Mare iniziò a imbarcare acqua, mentre la Signora delle Tempeste si avvicinava preparandosi all’imminente abbordaggio e i suoi Pirati avevano già tutti il moschetto in mano e l’arma fra i denti.

Dettaglio dell’arrembaggio sulla Folletto del Mare.


Durò tutto pochi attimi, la ciurma del Pescecane contava almeno dieci volte quella del Capitan Le Bou che non poté far altro che arrendersi sventolando la bandiera bianca e sperando in un’improbabile grazia. Una volta catturati i superstiti vennero disarmati e portati uno ad uno nella Signora delle Tempeste, mentre la ciurma del Pescecane, vittoriosa, iniziò a intonare un canto piratesco di guerra con tanto di tamburi.

[Gdr Off: questa è davvero bella!]

I Pirati accerchiarono i prigionieri punzecchiandoli con le punte delle sciabole e minacciandoli fra risate e puro divertimento, finché non arrivo il Pescecane in persona, un uomo alto almeno due metri e di una crudeltà degna del suo soprannome.

“Guarda guarda quanti pescetti abbiamo preso nella rete questa sera…Yo Ho, ma abbiamo anche un crostaceo qui!” esclamò sbeffeggiando il Granchio e avvicinandosi a passi pesanti verso di lui, seguito dell’incitamento dei suoi uomini. “Ahoy, Pescecane!” rispose il Capitano Le Bou nel tipico saluto piratesco “A cosa dobbiamo la tua visita di cortesia? Sai benissimo che non abbiamo nulla…”

Il Capitano della Signora delle Tempeste scosse il capo “E’ qui che sbagli crostaceo… voi AVETE qualcosa che mi appartiene!” gli disse con tono minaccioso e mostrandogli i denti quasi ringhiando “Un cofanetto di legno, sigillato e con all’interno probabilmente un pezzo di pergamena. LA RIVOGLIO!” tuonò prendendolo per la gola e alzandolo con facilità da terra.

Blacky sbarrò gli occhi, ormai tutto era andato perduto: la Folletto del Mare, la ciurma… la sua vita. “Non... ho… nessun… cofanetto pezzo… d’imbecille!” rispose il Granchio mentre cercava di divincolarsi dalla stretta alla gola che andava man mano soffocandolo e a quelle parole il Pescecane face un segnale ai suoi uomini con il capo. A seguire vi fu un’altra sequenza di bordate che condannò la Folletto del Mare a baciare i fondali degli abissi per sempre.

“Dan…nato!” furono le ultime parole del Capitan Le Bou prima che gli spezzò senza pietà l’osso del collo facendolo poi stramazzare a terra.

La Signora delle Tempeste affonda la Folletto del Mare.


“Perquisiteli e se non trovate nulla dateli in pasto ai pesci!” disse il Capitano Jhon Pescàn, il vero nome del Pescecane.

I Bucanieri della Signora delle Tempeste iniziarono ad eseguire l’ordine, mentre il cuore di Blacky batteva all’impazzata nel petto… poi gli venne un’idea, folle e rischiosa, ma tanto cosa aveva da perdere? Stava comunque per perdere la vita.

“Al Diavolo!” si disse a se stessa, avanzando un passo in avanti “Ho io quel che cerchi Pescecane!” esclamò con lo stupore di tutti, dai suoi compagni alla ciurma della Signora delle Tempeste… persino il Capitano si voltò verso la ragazza stupito.

“Blacky Jack… tu… COSA?” a bocca aperta il Pescecane non osava immaginare come avesse fatto una donna a fregarlo, seppur per breve tempo.

Intanto la Bucaniera decise di fare quel che meglio le riusciva, ovvero rischiare… da quel che aveva sentito il Capitano Pescàn ancora non aveva aperto il cofanetto di legno prima che glie lo rubasse, quindi non sapeva il reale contenuto a parte supporre della pergamena.

Quello che gli mancava però era sapere che vi era anche la bussola in grado di localizzare gli altri pezzi mancanti… se non altro riuscendo a tenerla nascosta, poteva impedire al Pescecane di arraffarsi il Tesoro e avrebbe portato con se il segreto e il cimelio in fondo al mare.

Con un rapido gesto Blacky estrasse la pergamena lasciandola svolazzare via e fu davvero divertente per lei vedere come il Pescecane rincorse quel foglietto per qualche metro... ma come lo prese si voltò verso Blacky ringhiando: “Sulla passerella! ORA!” tuonò talmente forte da terrorizzare persino i propri Mozzi, che corsero spingendo con le sciabole la ragazza fino alla balaustra di tribodo, dove davanti colava a picco la Folletto del Mare.

La Folletto del Mare che affonda.


Con un ultima punzecchiata di sciabola sulla schiena Blacky cadde in acqua a peso morto, non ebbe nemmeno il tempo di voltarsi o di parlare tanto fu rapida l’azione..

Sulla Signora delle Tempeste invece vi fu un unico ordine da parte del Pescecane prima di ritrarsi nei suoi alloggi: “Me hearties…” rivolgendosi alla ciurma come veniva solitamente chiamata dai Capitani o i Nostromi “i morti non parlano!”

A quelle parole la coperta, la parte superiore del Galeone, fu bagnata del sangue degli uomini di Le Bou, sgozzati e poi gettati anch’essi in mare.

6° Paragrafo Modifica

Erano quattro giorni, o almeno così credeva, che era aggrappata a quel pezzo di legno della Folletto del Mare senza mangiare o bere mentre il Sole inesorabilmente iniziava a ricoprirle la pelle di dolorose piaghe.

I sensi vacillavano ormai: la vista annebbiata, il rumore delle onde distorto, non provava più dolore di sorta nemmeno per i crampi… si stava semplicemente spengendo.

Poi gli sembrò come se il mondo le girasse intorno, sballottata dalle onde o forse stava semplicemente annegando. “L’ho presa, è una donna! Issateci su con delle cime…” sono le vaghe parole che udì prima di svenire.

Quando si risvegliò era distesa in un letto morbido, pulita, profumata e medicata. Guardandosi attorno rimase stupita, oltre per il fatto di essere viva anche per l’ambiente che la circondava: candelabri d’oro massiccio, una gigantesca libreria, mobili di legno pregiato e intarsiato… si domandò mentalmente dove fosse finita, poi il classico sballottare delle onde le fece capire che era ancora in mare.

Dettaglio della cabina dell’Aquila dei Mari.


Si perse con lo sguardo ad osservare l’ambiente accogliente, vagando nei ricordi e quasi cadendo in uno stato di trance finché una voce non le entrò nella mente “Trova il Tesoro, Blacky… trovalo…” echeggiò disperdendosi nella sua testa.

“Vedo che vi siete ripresa Milady… come vi sentite?” quella voce la riportò alla realtà e scuotendosi osservò impanicata i due uomini che le erano arrivati di fianco al letto.

“Come… dove…” balbettò Blacky avvolgendosi nelle coperte fino al collo e guardando con occhi sbarrati quei due uomini.

“Oh, perdonate la scortesia… Capitan Bertrand” disse l’uomo elegantemente volgendogli un breve inchino “questo invece è il mio ufficiale medico, Ser Gustav” presentandolo anche quest’ultimo la salutò chinando il capo “e siete sull’Aquila dei Mari, un Vascello della flotta di Aequilatas!”

Il Vascello, l’Aquila dei Mari.


Blacky tirò maggiormente su le coperte a quelle parole coprendosi la bocca mentre faceva una smorfia: a questo punto la sua vicenda aveva tanto dell’incredibile che non sarebbe rimasta sorpresa se fosse la stessa nave dalla quale erano fuggiti con la Folletto.

“E voi chi siete Milady? Avevate degli strani abiti…” disse Bertrand osservandola.

Grazie agli Dei le donne erano rade nelle imbarcazioni e ancor più rade nelle ciurme dei Filibustieri… questo le permise di nascondere la sua vera identità, almeno la parte riguardante il fatto che era una Pirata.

“Oh, io sono Scarlet Morgan” le rispose Blacky imprecando mentalmente “e… Pirati!” esclamò, non sapendo che dire e sotto pressione per via delle buone maniere.

“Come dite Milady… Pirati?” domandò il Capitano guardandola e inarcando le sopracciglia.

“Si, siamo stati attaccati dai Bucanieri, credo di essere l’unica sopravvissuta” cercò di giustificarsi Blacky.

“Ma certo… ci dispiace per l’accaduto Milady, ma ora siete al sicuro. Ser Gustav si prenderà cura di voi, per qualsiasi cosa non esitate a mandarmi a chiamare. Ora con permesso torno in coperta.” Con un inchino Bertrand si congedò, lasciando Blacky alle cure dell’ufficiale medico.

Passarono due settimane che alla Bucaniera sembravano non finire mai, costretta a stare al gioco di Bertrand finché fosse stata sull’Aquila dei Mari… quando giunsero infine ad Aequitalas, Blacky strabuzzò gli occhi vedendo appesi alcuni Pirati nel Gibbet, la classica gabbia di ferro dove venivano messi a marcire i corpi dei Filibustieri dopo esser stati passati per la forca.

Il Gibbet.


“Bene Milady, eccoci nella gloriosa città della Legge” disse Bertrand indicandola con un gesto di lode, mentre Blacky si sforzava a sorridere.

“Appena ormeggiati al Porto vi accompagnerò personalmente alla Guarnigione, dove potrete rilasciare i vostri dati in modo che le Guardie possano aiutarvi” concluse soddisfatto.

Dal canto suo Blacky non vedeva l’ora di attraccare per sfuggire a quell’ometto impostato e infilarsi nella prima Taverna a bagnarsi la gola di un po’ di sano e rinvigorente Rum… ormai erano quasi tre settimane che non ne beveva un goccio e quasi iniziava a sentirsi male.


7° Paragrafo Modifica

Una volta giunti sulla terra ferma Blacky sfruttò la prima occasione per sfuggire al Capitan Bertrand. Era sola in una città che non conosceva; l’equipaggio e il Capitano brutalmente uccisi; la nave affondata; il Pescecane se avesse scoperto che era ancora viva probabilmente gli sarebbe tornato alle costole; aveva una voce che le parlava nella mente; una bussola che indicava le locazioni di misteriosi pezzi di pergamena sbiaditi che solamente se riuniti tutti facevano comparire una Mappa; la promessa di uno dei più grandi Tesori di Elkantar… ed era senza Rum. A quanto pare la vecchia Sibilla aveva ragione quando a il Teschio e la Sciabola le disse “Prevedo molti guai per te piccola filibustiera… molti guai”

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