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Ylimir Delyl si stupì di essere così soddisfatto di quant'era accaduto. La sua mente vagò nel passato mentre osservava quello che ora era quasi un uomo.

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Quando inizialmente quell'orfano ladruncolo era stato trovato tra gli schiavi di Baldrak e degli altri orchi, si pensò ad usare il vecchio metodo Lolthita riguardo ai Maschi di cui si ignorano i genitori: venderli come schiavi o ucciderli.

Lo usavano come sentinella i Goblin al servizio di Putrignac, i quali avevano insegnato, a grandi linee, al giovane ad usare l'arco... Una cosa assai strana vedere tra quei Goblin un piccolo drow, con un malconcio arco in mano. Stranamente era capace a tenderlo senza grossi sforzi, ma le sue frecce erano molto imprecise... Bastò poco a disarmarlo e a renderlo incoscente, ma Ylimir non lo uccise. Sì, gli avrebbe decisamente fatto comodo qualche soldo in più.

Eppure quel giovane, che avrà avuto si e no 10 anni, sarebbe durato poco più di una settimana sotto quel regime matriarcale e capriccioso.

Ylimir osservò a lungo il fanciullo, il quale se ne stava nella piccola cella tenendo un ragno in mano. Quella cosa stupì i sacerdoti di Vhaerauniti, che lo videro come un segno di Lolth: quel bambino era forse un prescelto della Dea ragno?

Eppure Ylimir, che era un profondo conoscitore dell'animo umano, sebbene non aveva idea di come il piccolo riuscisse a parlare con i ragni, capiva: capiva che non chiedeva loro cosa fare, non li supplicava di proteggerlo dai topi che la notte andavano a rosicchiare le sue caviglie. No... Lui PRETENDEVA, ordinava, dominava. Il piccolo dava ordini ai ragni, e questi, per chissà quale strana paura ubbidivano.

Quel ragazzo girò lo sguardo verso di lui e finì a fissare direttamente gli occhi mascherati di Ylimir: per un attimo lo spadaccino ebbe l'impressione che quel piccoletto potesse osservare oltre la maschera, oltre la faccia, ed andare ad analizzare il suo animo con una meticolosità, che scoprì gli faceva quasi paura.

Il bambino disse di chiamarsi Luvon, e che viveva con suo fratello gemello, ma che non lo vedeva più da almeno un anno, quand'era riuscito a scappare dalle grinfie degli Iblith con la promessa che sarebbe tornato a prenderlo. Probabilmente ora il fratello di Luvon era finito come schiavo: senza casata ed orfano, in una città come Sharess'Thayl. Non poteva che finire così.

Ylimir decise così di mettere alla prova il ragazzo: lo affidò ad uno degli apprendisti di Nylveth, che sapeva essere molto simile a quest'ultimo... Sadico, intollerante sugli errori, ma che non denotava parecchie tracce di perversione come invece il suo maestro.

Ylimir litigò un po' con quel Mago, ma alla fine ebbe la meglio: il ragazzo avrebbe studiato l'Ars Arcana, era l'unica cosa per cui sembrava portato... Inoltre gli sarebbero stati insegnati i Dogmi di Vhaeraun, che se l'avesse voluto morto, daltronde, non l'avrebbe fatto capitare nelle mani dello Spadaccino. "Luvon" pensò mentre osservava il ragazzino che se ne andava verso Garaath Fell’k, inoltrandosi nel sottosuolo dell'Underdark, tunnel così segreti, pericolosi e nascosti che nemmeno i Lolthiti potevano sospettarne l'esistenza... "Sei un dono del Dio Mascherato alla mia... Alla Nostra causa. Vorrei parlare con te direttamente, un giorno, ma con la tua mente, sospetto che già saprai della mia esistenza. Chissà, quando finalmente tornerai a Sharass'Thayl potremmo addirittura...Conoscerci" Ylimir non sentì più parlare di Luvon per il secolo successivo.

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Kuiryn è un incapace. Crede di essere un grande Mago solo perchè è l'apprendista del Sovrintendente... Non ha ancora capito ormai non ha più il minimo interesse per lui: credo che l'unico motivo per cui è ancora vivo sia io. Forse il Sovrintendente vede in Me il giusto apprendista... Inoltre era stanco di quel dannato Drow: a lui ed agli altri suoi allievi non faceva che citare episodi di incredibili quanto finti incantesimi che aveva compiuto, e che ci voleva talento per studiare l'Ars Arcana e che non tutti saremo riusciti a superare la Scuola.

-Nel linguaggio della magia- la voce monotona del maestro riecheggiò nell'aula -la lettera a non si pronuncia "aa" come nel vernacolo comune, e neppure "ah" come nel drowish, o "ach" nella lingua dei Duergar...-

Vieni al dunque: smettila di fare sfoggio del tuo sapere, grosso e vecchio ******, considerando che probabilmente non hai mai parlato ad un Duergar in tutta la tua inutile vita! E' questo che sto aspettando da quando ho messo piede qui, l'unica cosa di cui m'importa, ora devi solo...

-Nel linguaggio della magia, la lettera a si pronuncia "Ai", ora ripetete con me: "Ai"-

Finalmente pronunciai quella parola, e per un attimo sentì le dita fremermi per l'eccitazione. Forse le cose cambieranno da oggi: imparato l'alfabeto della Magia e una volta imparato a scriverlo, forse non sarà così difficile che a fine anno sapremo finalmente lanciare quel dannato incantesimo di Luce che il maestro si diletta a fare come se fosse un Dito della Morte. Non dovrei conoscere nemmeno il nome di questa magia, se il Maestro dovesse scoprirlo probabilmente verrei di nuovo frustato...

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La stanza era piccola: un seminterrato nella Torre di Nylveth: torre che peraltro era usata pochissimo dal Mago, che preferiva non stabilirsi mai in un posto solo e di non far sapere mai dove fosse... Questo impediva ad eventuali assassini di deturpare anche la parte sana della sua faccia. Quella stanza doveva esser stata un laboratorio: c'era odore di componenti per incantesimi nell'aria, di pozioni versate per terra e se si aguzzava l'udito si poteva anche udire la flebile voce del Maestro che pronunciava qualche arcana parola, nel tentativo di attivare un incantesimo perenne su probabilmente un forziere od una pergamena, ma che come risultato aveva avuto di far echeggiare la sua voce lì dentro in continuazione. L'incantesimo era andato sopendosi con il tempo, ma ancora riecheggiava un flebilissimo sussurro. Luvon tentava di annotare ogni parola che sentiva, e di tradurla: ovviamente la maggior parte delle parole nella magica lingua erano intraducibili, e avevano un significato che riportava alla mente delle vere e proprie immagini di ciò che stava a significare: tuttavia essendo ancora un Apprendista, Luvon riusciva a capire ben poco, ma ciò che riusciva a memorizzare, lo trascriveva sul suo libro: ordinato e perfetto, senza una sola macchia d'inchiostro... Fu tra la polvere di quegli scaffali che trovò una parte di pergamena infranta, che recava il nome dell'incantesimo "Dito della Morte". Spesso il giovane, mentre si assopiva su un giaciglio di fortuna, in quella stanza "donatagli" come rifugio per il periodo scolastico, si trovava a fantasticare sull'operare quell'incantesimo sui suoi compagni di classe, o sul Maestro.

Così era cresciuto, e la settimana seguente avrebbe affrontato la prima prova a cui si deve sottoporre un mago per poter ottenere il diritto di lanciare gli incantesimi superiori. Era una cosa ovviamente ristretta al suo Ordine, sconosciuto ai più per la sua segretezza: nessuno, oltre al Maestro era a conoscenza del motivo per cui quell'ordine contattava i propri allievi in segreto, e del perchè era proibito a chiunque parlarne.

Luvon vide qualcosa muoversi nell'oscurità un giorno. Aguzzò l'udito e la vista, ma riuscì a percepire solo un rapido ed incessante rumore di ghiandole che producevano bava. Probabilmente stava sentendo un ragno che tesseva la propria tela: era una cosa estremamente strana, poichè quel suono doveva essere estremamente flebile: neanche un orecchio Drow sarebbe riuscito a carpirlo.

Non aveva dormito quella Notte, era giunta la volta della prova: sapeva tutti gli incantesimi che avrebbe potuto operare alla perfezione ed era determinato a giocare sporco se fosse stato necessario: la sua vita iniziava e finiva in quel momento, se non avesse superato la prova, allora sarebbe morto.

__________________________________________________ __________________________________________ Aveva quasi superato la prova: era ad un passo dalla sua mano quella maniglia: aperta quella porta avrebbe finalmente trovato ciò che cercava... Il potere, la vittoria ed il coronamento di una vita. Sarebbe diventato un MAgo a tutti gli effetti.

Uno scoppio, ed un dolore atroce alle gambe dopo uno schiocco ed un sibilo nell'aria. Sentì un dardo conficcarsi dolorosamente nel polpaccio, mentre veniva sbalzato all'indietro da un incantesimo.

Urlò, ringhiò e cadde a terra davanti alla porta. Dietro di lui c'era un altro allievo... Era sudato, sporco e dall'aria vittoriosa. Luvon si sentì morire in quel momento... Tutto ciò a cui ambiva gli era stato strappato. La borsa gli era caduta poco più lontano di un braccio, e Luvon non riuscì ad arrivarci in tempo: l'apprendista tirò un calcio ad essa, allontanando le pergamene che aveva scritto, per poter recitare più incantesimi di quanti potesse sopportarne il proprio fisico.

Luvon sbraitò, gli urlò contro, ma questo gli sorrise, ed afferrò la maniglia.

Le parole uscirono dalla sua bocca, consapevole che forse quello sarebbe stato l'ultimo incantesimo della sua vita:

-Aist Tsazarjc Nahbulo Cohngaih Mut'oh-

Forse aveva riconosciuto quelle parole, poichè si girò e fisso negli occhi Luvon: cominciò a recitare anche lui un incantesimo, ma il dito di Luvon si era già alzato in sua direzione..

-Muori!-

Disse con freddezza prima che la magia venisse strappata dal suo corpo assieme a tutte le energie che gli rimanevano. Luvon rimase un guscio vuoto per qualche istante mentre il corpo dell'apprendista cadeva a terra, privo di vita, e la balestra con cui aveva scoccato un dardo a Luvon scivolava via dalle sue mani.

Quando Luvon si risvegliò la sua salute era ormai irreparabilmente compromessa. Ma ora aveva il Potere.

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-Sai qual'è la tua missione?-

Chiese da dietro il velo che copriva il suo corpo ed il suo volto. Osservava Luvon con un sorriso soddisfatto: indossava le vesti da Mago, la prova era stata passata ed il giovane aveva dimostrato di poter essere all'altezza... Lui annuì semplicemente, mentre di nuovo Ylimir notò che gli occhi del ragazzo erano rimasti quelli che l'avevano guardato più di un secolo prima: penetranti, che scrutavano l'animo di un uomo. Avevano in essi una saggezza ed un intelligenza che a quell'età non sarebbe dovuta esserci.

-Bene. Sharass'Thayl ha già individuato parecchi dei nostri seguaci, come ben sai... Non ci possiamo permettere che uno come te venga individuato. La soluzione proposta dal sovrintendente è stata approvata. Ti verrà rimosso ogni ricordo prima del tuo arrivo qui... La tua ambizione sarà solo quella di arrivare alla Darek Arcania, e prendere il posto di Kilven Kirr'Selk, di spodestarlo dal suo posto di Magister, se fosse il caso anche di ucciderlo. Per fare questo devi almeno raggiungere il rango di Arcimago di Casata-

Luvon sembrava assimilare ogni parola, ma nella sua mente i macchinamenti erano molto maggiori di quelli che avrebbero dovuto essere: per quanto amasse la filosofia di Vhaeraun ed il posto di Magister della Darek Arcania gli facesse gola... Lui voleva di più.

Ylimir continuò, lanciando uno sguardo alla figura di fianco a lui: quella figura, che Luvon non conosceva, come non conosceva quella dello spadaccino, gli metteva uno strano e strisciante senso di disagio allo stomaco. Forse sapeva che quell'uomo non era altri che il Sovrintendente di Garaath 'Fellk.

-Quel che rimarrà nella tua mente sarà lo stretto necessario per portare a termine la tua missione. Non sei costretto ad accettarla: troveremo qualcun altro e tu potrai tornare a studiare a Garaath 'Fellk, e le uniche cose che saranno rimosse dalla tua mente sarà questa conversazione ed il tuo viaggio fino a Sharass'Thayl-

Luvon lo fissò con quegli occhi sarcastici e cinici, come la sua voce... Appariva gracile, ma Ylimir sapeva dell'intelligenza che scorreva dietro a quegli occhi presuntuosi.

-Accetto-

Detto ciò, levò il pugnale, estraendo il proprio sangue e lasciandolo cadere sull'altare. Quel patto avrebbe sancito la sua rovina se in qualsiasi modo avesse tradito Vhaeraun, anche contro la propria volontà... Prima che dalla sua bocca possa uscire una sola parola che andrebbe a compromettere i progetti di Ylimir, il solo pensiero e l'intenzione di farlo, avrebbe attivato l'incantesimo di Nylveth, che avrebbe ucciso il mago all'istante. Le parole arcane correvano attorno a lui come se fossero fili, attorcigliandosi a quella che Luvon pensò essere la sua anima, poichè il dolore che gli provocava veniva da dentro.

La magia arse dentro di lui, per poi assopirsi, ed infine tornare ad essere un fuoco per ora basso e apparentemente poco pericoloso.

-Bene. Adesso eseguiremo l'incantesimo: stenditi a terra, ci vorrà un po'...-

Ylimir e Nylveth se ne andarono: erano stati costretti a collaborare, uno avrebbe supportato il progetto dell'altro, in cambio di aiuto in caso di bisogno.

I chierici recitarono preghiere, aiutati dall'ex-Maestro di Luvon che eseguiva l'incantesimo.


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Quando aprì gli occhi l'oscurità venne spezzata dalla tenue luce della Darek Arcania, che torreggiava sopra il suo corpo. Era disteso a terra, forse aveva perso conoscenza. La testa gli girava ed in testa gli rimbombava per chissà quale motivo il suo nome: Luvon, Luvon, Luvon, Luvon. Dovette trattenersi per evitare di vomitare, era debolissimo e non era in grado di eseguire neanche l'incantesimo più semplice.

-Capelli lunghi e sciolti?! Tu? Non vedo un simbolo di casata sulla tua tunica, Jaluk-

La voce, sebbene non riuscisse ad aprire gli occhi, sembrava quella di un uomo, forse una guardia... Un colpo lo raggiunse allo stomaco, gli fece mancare il fiato. Sentì che una lama veniva estretta e che veniva preso per i capelli. Qualcosa lì tagliò e poi venne di nuovo gettato a terra.

-Ecco, adesso ti si addice decisamente di più-

Una risata echeggiò: erano quindi almeno in tre... Ma non fu più in grado di sostenere niente e svenne. Lo lasciarono lì, con i capelli malamente tagliati e con un labbro spezzato. Se l'era cavata bene, alla fine. Si alzò a fatica, il suo fisico era stranamente debole, e tossì più volte, ricadendo a terra e sputando un po' di sangue.

Quando riuscì infine a camminare, vagò a lungo per le strade di Sharass'Teyl e lentamente qualcosa tornò alla sua mente.

Lui era un Mago, l'unico Dio che venerava era la Magia, cosa che pertanto doveva nascondere ai Lolthiti, poichè non avrebbero accettato un ateo senza casata. L'unica cosa che desiderava e che bruciava nel suo cuore, era di diventare il Magister della Darek Arcania. Il resto non importava... __________________________________________________ __________________________________________


  • Descrizione Fisica

Luvon è un drow di bell'aspetto, ma il fatto che sia gracile e malaticcio non lo rende un soggetto particolarmente degno delle attenzioni delle femmine. Appare debole di costituzione e non avvezzo all'uso delle armi: tuttavia si diletta nell'uso dell'arco, ma è usato come lo userebbe una sentinella Goblin, in modo rapido ed impreciso. La postura è leggermente ingobbita e deve tenersi appoggiato al suo bastone, che sembra essere l'unica cosa a reggerlo, per miracolo, in piedi. Gli occhi rossi denotano una certa furbizia, e i capelli son tenuti corti, tagliati malamente...

  • Descrizione Caratteriale

Nonostante spesso venga malmenato dalle femmine per il suo modo di fare, Luvon sa quando deve starsene al suo posto. Conscio del fatto che se vuole arrivare a diventare il Magister della Darek Arcania, deve sapere quando farsi mettere i piedi in testa ed accettare la situazione così com'è. E' calcolatore, intelligente e non si fa scrupoli ad approfittare degli altri se ne ha l'occasione. E' uno studioso ed adora più di qualsiasi altra cosa la sua Arte... Giudica gli altri dopo attente riflessioni e le sue idee raramente vengono cambiate...

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