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Una nuova vita

[...] Un lampo irruppe prepotentemente sul vecchio giaciglio, illuminando per un ultimo istante quel dannato silenzio. Lo squarcio del cielo che ne accompagnò il bagliore parve sottolineare maggiormente quelle parole, le ultime parole, che trafissero il tuo cuore più d’ogni altra cosa.

Una lacrima serpeggiò candida sulla tua pelle, mentre l’ultimo sospiro di Galadhon, abbandonò il suo essere. Te ne stavi immobile, accanto al suo corpo esanime. Frastornato per ciò che ti era stato rivelato. Lo sguardo scivolava veloce sull’interno della capanna in penombra.

La pioggia scrosciava impetuosa, ma sembrava non arrecar fastidio, al folto numero di persone che si erano riunite attorno alla capanna di tuo padre.

Sentivi i loro brusii all’esterno, e le parole di preghiera che come una dolce nenia avvolgevano i tuoi pensieri. […]

- Credo sia giunto il momento che io ti dica tutta la verità. – Fu questo l’esordio di Galadhon. Parole sussurrate, pesanti e smorzate da squarcianti colpi di tosse.

La tua espressione mutò improvvisamente, come quando un foglia in balia del vento, cambia le sue traiettorie aeree. Non parlasti. In cuor tuo sapevi da tempo che c’era qualcosa in te che non andava.

Quella gente così diversa da te, la comunità di ranger in cui vivevi, e il mistero che avvolgeva tua madre, ti hanno sempre fatto riflettere, ma dopotutto pensavi che ti stavi sbagliando. Pensavi che quelle erano solo perplessità di un adolescente. Ma quella notte, quelle dannate parole d’ esordio, che ancora tamburellano le tue orecchie nelle notti insonni, risvegliarono in te quella paura.

- Figliolo, io so che adesso mi odierai con tutto il cuore – Continuò Galadhon, con immane sforzo -

- Ma l’ho fatto per il tuo bene, e spero che io sia stato all’altezza e ti abbia cresciuto nel migliore dei modi - La tua espressione si accigliava maggiormente ad ogni parola pronunciata.

- Non capisco padre, cosa state dicendo? – chiedesti impaurito e balbettante.

- La verità è che tu non sei mio figlio! - Lo squarcio del tuono accompagnò quella rivelazione, facendoti crollare il mondo addosso.

- I tuoi reali genitori erano degli elfi mercanti di Nymorea, che commerciavano stoffe di ogni genere con tutta Equilandria. Trovammo la loro carovana bruciata al confine coi monti Talamont, nelle terre selvagge. – le parole avanzavano come cavalli imbizzarriti e senza controllo, Galadhon parlava sottovoce, interrompendo quella cavalcata verbale di tanto in tanto, con dolorosi colpi di tosse. Poi continuò – Orchi credemmo al tempo, dal modo come dilaniarono i corpi e da come razziarono i loro beni. Seppellimmo velocemente i corpi lì vicino, per paura di un imboscata, quando un pianto smorzato, attirò la nostra attenzione. Avvolto tra una pregiata stoffa di seta e panno, ti trovammo, piangente e tenero come solo un piccolo cucciolo d’elfo sa essere. – Non riuscisti a trattenere le lacrime in quell’istante. Speravi solo fosse un incubo.

- Il resto penso lo avrai capito da solo – continuò con espressione decisa e priva di tono, quello che adesso non era più tuo padre – Ti portammo all’accampamento, crescendoti come un ranger, sfamandoti e allenandoti nell’arte dell’arco e della spada, per imparare a destreggiarti nelle terre selvagge, e cacciare da solo il tuo sostentamento. - Le lacrime che poc’anzi solcavano quiete il tuo viso, si tramutarono in pianto, un pianto d’odio e di maledizione, rivolta più a te stesso che ad altri, abbracciasti Galadhon, nel silenzio del tuo dolore, e quando quella tremenda notizia pareva aver raggiunto il suo culmine, una nuova frase, spezzò il tuo pianto.

- Non è finita qua purtroppo figliolo mio – continuò Galadhon – Udimmo dei pesanti passi provenire da Est. L’esercito di Aquetalas marciava impetuoso per chissà dove. Per paura di esser scambiati noi per assalitori, ci nascondemmo velocemente nella foresta, ma restammo ugualmente a guardar la scena. Ti stringevo in braccio, cullandoti imbarazzato, ma forte era la paura che il tuo pianto, potesse svelare la nostra posizione. Fu strano allora. Mi guardasti, e la tua espressione parve capire la situazione, infatti, non emettesti un solo gemito, in quei minuti di silenzio che parevan secoli.

L’esercito s’avvide della carovana, i comandanti s’avvicinarono pacatamente, confabulando qualcosa. Ma ecco la nostra sorpresa. Un secondo pianto spezzò il tintinnare delle armature!

Dopo una breve ricerca, poco lontano, uno dei comandanti sollevò in aria un altro piccolo Elfo.

Tuo fratello! Dopo un attimo di concitamento, il piccolo fu avvolto e portato via. Vedemmo l’esercito svanire nella notte, oltre i monti, e maledicemmo la nostra disattenzione, per non averlo trovato prima di loro.

– Un colpo di tosse parve spezzare il torace di Galadhon, che si torceva dolorante sul letto poi continuò – Spero non mi biasimerai se ti ho tenuto nascosto tutto questo … ti ho amato come un figl… - Queste furono le sue ultime parole, prima dello squarcio del cielo. Ti chinasti baciando la sua fronte, ed uscisti silente dalla capanna, percosso dalla pioggia battente.

[..] Il resto è ciò che è ora. Imboccasti la via per Aequitalas all’indomani della sepoltura di Galadhon. Salutasti gli amici, prendesti l’arco, affilasti le lame. Una nuova vita ti si parava dinanzi. Tuo fratello, questo era l’obiettivo. E l’avresti trovato, in un modo o nell’altro. […]

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