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Da quanto tempo giro per queste lande dove la notte non finisce mai ? Perchè sono ancora qui ? Ogni ciclo nel momento in cui mi riposo... cerco di dare una risposta a questi interrogativi che mi attanagliano la mente e l'anima e.... ritorno al passato. Ripenso ai giorni in cui ero un piccolo drow in fasce, appena nato, e forse già destinato alla sofferenza in quanto maschio in un luogo dove essere maschio significa essere poco al di sopra del nulla non solo per la comunità, ma anche per i tuoi stessi genitori. Mia madre Dominea An-Dean matrona del casato, che un tempo era chiamato An'Drekanloth, secondo leggende poichè grazie a Lolth unito dalla nascita con sangue di drago, è stata una madre... ma che dico... una matrona dalle fattezze bellissime ma dal cuore nero come, se non più, delle altre reggine drow. Pensando a lei non credo di ricordare eventi piacevoli solo torture, violenze di ogni genere che con stoicità ho imparato a sopportare. I miei occhi rosso fuoco hanno imparato a vedere scene orribili cose che farebbero rabbrividire anche le persone più fredde ed il mio cuore ha imparato a sanguinare in silenzio...sempre per non essere io la prossima vittima... delle volte credo di aver pianto talmente tante lacrime da averle finite. Per sfogare la mia frustrazione ho imparato a suonare un piccolo flauto traverso trovato in una caverna durante una spedizione contro dei rinnegati... così erano chiamati coloro che erano in superfice elfi dalla pelle chiara come la luna che ballavano sotto i raggi argentei di quest'ultima. Quella notte mia madre guidando le sue truppe fece un massacro ed anche diversi prigionieri che usò per il suo divertimento personale ed anche come prima linea contro i nemici del casato nel sottosuolo. Mi affidò a due di loro, il guerriero più abile e uno strano mago ripeteva: << in te scorre un grade potere.... millenario e che i tuoi occhi, il tuo corpo più forte e robusto dei normali drow ma non per questo meno agile e aggraziato sono la prova di questa tua particolare discendenza >>. Mi insegnarono ad usare armi non convenzionali per i drow come gli archi lunghi e per capire come generare la magia che in me era sviluppata già in tenera età. La matrona voleva fare di me un'arma micidiale contro i nemici del casato, anche se ancora non ne capisco il motivo.

Ma qualche cosa non andò secondo i piani della mia matrona infatti i due efli oltre ad insegnarmi le arti, in segreto mi fecero conoscere un culto di una Dea, anche essa drow, ma che ballava in superfice sotto la luna piena, Elistraee il suo nome riecheggia sempre in me come se fosse la prima volta che lo sento e a lei, ogni volta che ho dovuto compiere un atto terribile, mi affido chiedendole tra me e me..... perdono. Cresciuto così ho imparato a capire che il bene ed il male non esistono ma esiste solo ciò che è giusto per me e ciò che è sbagliato per me affinchè, in un mondo dove non entra mai la luce, la fiamma della mia vita non si consumi completamente.

A questo punto la mia mente fa un salto ad una notte di 10 anni fa la notte in cui il casato di cui ero nobile e primogenito è stato distrutto.

Mia madre incinta di un demone evocato da lei stessa stava partorendo con sofferenza quando arrivarono. Ombre, senza rumore penetrarono nel casato ed iniziarono ad uccidere tutti i membri della mia, seppur spreggevole, famiglia. Le mie due sorelle furono le prime ad essere uccise forse perchè più temute di altri e dopo miriadi di esplosioni precedute da dei canti che in lontananza riecheggiavano attraverso le oscure grotte del sottosuolo.

Poi.... il buio. Risvegliatomi, come quasi da un brutto sogno, mi accorsi che tutto ciò che conoscevo era stato distrutto. La mia testa dolorante dal colpo preso, forse da una pietra staccatasi dal soffitto, mi faceva sentire come sulle rapide di un fiume tanto mi girava, ma quel colpo ed il sangue di decine di drow vicino a me devono aver fatto credere ai miei assalitori che fossi morto e da allora non mi cercano più, tant'è vero che sono riuscito a passare indisturbato, nascosto dal buio, per la città a scappare e a non farci mai più ritorno iniziando così una nuova vita da vagabondo. Per consolarmi di tanto in tanto tiravo fuori il mio flauto per suonare qualche nota e la magia che scorre in me si manifestava permettendomi di sopravvivere lontano dalla civiltà. La fortuna, il mio corpo perennemente più caldo di un qualsiasi drow e la fiducia nelle mie possibilità sono stati dei validi alleati contro le creature del sottosuolo, il freddo delle grotte, la voglia di cedere alla morte nei momenti più disperati del mio errare.

Ed ora che sono arrivato, solo in una nuova città della mia razza, so che mi aspettano altrettanti giorni tristi e senza luna, dove la menzogna regna sovrana, ma.... c'è sempre un ma nella mia vita.... riuscirò ad andarmene da qui.

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