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Le sento scivolare... perdersi... come goccie di lacrima infrante contro il freddo marmo di una via lastricata di sangue, mentre ora il fango dei porci reclama il suolo ove un tempo si spense la vita di coloro che marciarono sotto il vessillo del male. Anime perdute, spiriti infranti nell'eterna ombra di quelli eletti, consumati da un passato senza nome. Mi si spalancano le porte della tetra capitale, ed il mio cuore sussulta. Grandi gesta gloriose, macchiate dall'infamia. L'oscuro ha custodito i suoi eroi tra queste mura inquiete, le cui pietre ribollono di malvagità. Di grida perdute nel vuoto di un agonia senza fine. L'abbisso dei demoni è Drakenoor degli umani. La morte dei valori. La caduta delle virtù aleggia come un macabro sudario, smuovendo la corda che lega il collo ad un uomo, non la morte ma la morte mostrata, il vero spauracchio. E dinanzi alla maestosità delle oscure case della trista metropoli, la mia testa non esprime fierezza, ne si leva verso le torri svettanti, per tributare nel silenzio il giusto timore verso quella cupa grandezza. Il timore sconfigge le virtù nel mio cuore, e sopraffatto dalle mille ombre serpeggianti fra i torrioni, assalito dai mille occhi che spiano dietro ad un buio vicolo, chino il capo. Carezzo la fredda pietra di un palazzo, vi sono incisioni nobiliari sull'effige. Quanta gloria sommersa dalla menzogna. O forse gloria tiranna su di essa.

"Von Caster" vi leggo, e rammento quel nome. Il vento riapre le pagine del mio diario, il mio dito scorre tra le righe custodi di segreti che nessun passato potrà seppellire. E ritrovo un nome. Artilius Van Caster, l'ultimo cavaliere di Prinsvalia. Colui che combattè al fianco di Sipher Valiant. Colui che usò l'animo, non la spada, ed alcun nemicò resistè all'arma forgiata dal coraggio. Artilius il Drago, il conte Von Caster. Colui che rinnego tutto questo. Colui che fuggì spinto dal valore nel cuore di un altro Murderon, nome con cui chiamano gli umani di Drakmoria. Ed ora qui resta la sua famiglia, ad intessere la menzogna come un abile ragno geloso della propria tela. L'odio non contenuto dal freddo delle mura scaccia la mia mano. Il passo incerto si perde tra le anime che sentivo scivolare. Scorci di vita impauriti, frammenti di esistenza tra le fauci della paura. Dell'oblio che li attende.

Uno stendardo si agita. Il vento sferza i buchi sul tessuto reale. Un altra famiglia... Rubilex. Le pietre immobili ai miei piedi fissano l'egemonica struttura. Fiera quanto la sua decadenza, quanto l'astio che logora coloro che vi abitano. Demoni nell'anima che cercano di sopraffarsi a vicenda. Le mie spalle volgono verso nord. Verso il porto, mentre ancor prima del tramonto, il profilo del vecchio palazzo imperiale si staglia sulla città. E per un momento avverto quel che era, che avrebbe potuto essere. Che mai sarà. Poi vedo quel che è divenuta. Patria di vermi che si agghindano a diavoli. Quale ironico fato può mai sortire la disfatta? Ironia? Chi potrà mai ridere sui cadaveri attesi al banchetto dei corvi? Quale anima merita le risa per la sua dipartita? Che gli oscuri Dei si spartiscano gli spiriti di coloro che li hanno cosi fedelmente serviti. Il rumore delle onde infrante sul legno marcio di un pontile accompagna i miei passi verso l'ultima famiglia. L'ultima casa, i Reverex. Usurpatori della gloria che fu, padroni del nulla. Reverex, coloro che comandarono La fratellanza dell'Ultima Notte. Il mio libro conosce questa casa, ma nessuno dei sopravvissuti appartiene a quel passato. I Reverex, i vassalli dell'imperatore vennero sgominati dai gemelli mercenari. Dall'ultima famiglia, i cui resti permangono nell'aria, e non nella pietra di una magione. La nebbia del tramonto non stempera il profilo del loro nero bastione. Lontano dalle mura, seppur nel cuore della gente. Di coloro che hanno temuto il loro nome e che sempre temeranno. Il mio sguardo non indugia sulla nera struttura. Troppi i segreti che appartengono a quell'antica gloria, divorata da un dio, dal bene dal male. Chi potrà mai riscrivere un tale sentiero? Chi avvertirà la pioggia di lacrime, chi valicherà le vie lastricate dal sangue? Il mio pensiero scorre via, e d'improvviso mi trovo a correre verso una locanda. La notte è figlia di questa città, ed attende, come ultima ombra, madre di tutte le altre. Male e morte... volti di una sola medaglia. Lo stesso destino, che insieme all'eterno, non cesserà mai di mondare l'oscura Drakenoor..."


Drakenoor è la capitale dell'impero di Drakmoria. Il suo misterioso ed atroce passato ha piagato la città, adesso in balia dell'odio di tre famiglie, desiderose di comandare l'una sulle altre, contendendosi le spoglie del vecchio imperatore. E possibile crearsi un PG di una delle tre famiglie. A tal uopo i PG mi contattino in PVT e fornirò loro maggiori informazioni. La baia delle Ceneri lambisce con le sue acque il porto di Drakenoor, mentre fuori dalle mura cittadine si estendono le spettrali pianure, con il Poggio dell'Obliata Speranza, dove sorge la magione della quarta famiglia defunta. Drakenoor è abitata dagli umani Murderon.

Templi di Drakenoor: Cyric, Bane, Loviathar, Gargauth

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