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I Modifica

Papà, mi racconti della mamma?

Questa domanda me la faceva ogni dannata sera, questo stupido marmocchio! Perchè diavolo me lo sono preso con me? Potevo lasciarlo tra le polveri del Deserto, quei dannati nomadi sarebbero passati prima o poi a prenderselo. Sì, prima o poi sarebbero passati.

Alla fine, cosa mi costava parlare di quella donna. Quella donna per cui stavo abbandonando lentamente il mio lavoro, la mia vita e le mie "amicizie".

Tua madre era il più bel fiore del deserto. Ti sarai chiesto perchè porti questo nome, nonostante tu sia un Murderon. Il tuo nome è Desserack, ma a quanto pare hai ereditato più da me che da lei.

La mia barba era incolta, mi dava molto l'aspetto di un vecchio saggio, invece che quello di un mercenario... Me la grattai come a trovare le parole.

Sai, tua madre Niah era la figlia del capo di una delle più grandi tribù Desserack che avessero mai calcato il suolo del deserto. Diciamo che in parte erano anche nostri rivali. Ahn Muàl, il capo, aveva fondato una gilda di Assassini, gli Hashashin, o "mangiatori d'erbe". Tua madre era una delle migliori...

Sorrisi, ripensando al passato. Nel verde dei miei occhi probabilmente si rifletteva la nostalgia, ma ero davanti a mio figlio, di lui, Per Ora, avevo ben poco di cui temere.

...Aveva una pelle liscia e abbronzata come quella di ogni Desserack; capelli scuri raccolti in una lunga treccia e occhi marroni, scuri, profondi. La sua bellezza superava quella di ogni donna con cui...

Mi bloccai un attimo... Forse non era ancora il caso di dirglielo, aveva sei anni!

...Con cui avevo parlato-

Gli sorrisi e lui ricambiò il mio sorriso... Aveva un sorriso furbetto e quell'aria presuntuosa che caratterizzava anche Niah.

-L'unica missione nella quale fallì fu quella nella quale arrivò lei. Diciamo che...Emmh...Ecco, aveva come obbiettivo uno che dovevo proteggere. Ma quando arrivò lei, saltarono tutti i miei piani: da sola riuscì a disarmare e rendere inoffensivi i miei uomini, e dopodichè emmh...-

Di nuovo, glielo potevo dire che trapassò da parte a parte il cranio del mercante ignaro, con uno stiletto?!

-...Catturò il mercante che dovevo proteggere. Tuttavia combattemmo a lungo: lei non eguagliava la mia tecnica con la spada, ma compensava in velocità, inventiva e fantasia. Alla fine finimmo stremati al suolo... -

Sorrisi ripensando a quel combattimento, un combattimento Memorabile: avrebbe tenuto testa perfino al mio maestro quella Volpe del Deserto.

-Niah ed io fummo trovati vivi ma stremati, e ci portarono all'accampamento degli Hashashin. Io venni interrogato, e poi mi lasciarono in una gabbia, ad affrontare la "Prova del Sole"-

Il mio bimbo si faceva interessato, ma prima che potesse chiedere, continuai.

-La prova del Sole, Altair, prova se un uomo è degno o meno di rimanere in vita, secondo il volere degli Dei. Il sole purifica l'uomo o lo distrugge. Consiste nel lasciarmi in una gabbia, dai muri alti 3 metri, senza un tetto. Durante la notte vien dato un bicchiere d'acqua. Durante il giorno ci si allontana dalla gabbia, lasciando il prigioniero in meditazione-

Spiegai perfettamente, la prova del sole fu una delle più dure che affrontai, e fu la prova che mi forgiò e mi fece capire quale fosse il mio sentiero.

-Il sole ti fa impazzire, Altair, se non sai sfruttarlo o se non ci stai alla larga quando puoi. Mi lasciarono lì dentro tre giorni, e fui ritrovato l'ultima notte in fin di vita. Mi curò Niah, portandomi alla sua tenda, nella quale mi diede cibo, acqua e mi curò dalla febbre dovuta alle insolazioni..

Sorrisi, alzando lo sguardo al cielo, sognante, mentre ripensavo al suo viso, così vicino da sentirne il profumo... -Io e tua madre ci conoscemmo così, e due giorni dopo la prova, io Amai per la prima volta una persona..- Conclusi il mio racconto, lasciando però in ombra la sua nascita.

La cara Niah aveva abbandonato il figlio quando aveva ancora un anno, facendomi sapere, con un Falco, dove l'avrei trovato. Non seppi i motivi che la spinsero ad abbandonare Altair fino ai cinque anni successivi, quando seppi che gli Hashashin erano stati quasi sterminati da non so che tribù di predoni del deserto, ma nella lettera recava il nome Desserack di nostro figlio. Altair Sahnib. L'ultimo della stirpe dei Sahnib...

Accettai la lettera, e non diedi lui il mio nome, lasciandolo così com'era.

E ora sono solo un vecchio mercenario che rischia la vita per poter dare al figlio ciò che lui non ha mai avuto... AhAhAhAhAhAh...Mi sto proprio rammollendo.

-Buonanotte Altair-

-Buonanotte, Vecchio!-

Mi rispose con la sua solita irruenza, e io diedi lui un buffetto sulla testa...Gli rimboccai le coperte e gli diedi un bacio sulla fronte. Fu l'ultima volta che vidi mio figlio.


II Modifica

Diario di Ahn'Mual, Signore degli Hashashin del Deserto

1° Giorno

Mio nipote è stato portato qui, la notte del suo sesto compleanno, come le stelle hanno predetto. Nel suo sangue vi è più quello di un Murderon che delle Vipere del Deserto, ma così è giusto, così che la sua mente sia aperta e non possa farsi fermare dalla paura di Ingannare. Lui sarà il capo degli Hashashin, lui li farà rinascere. Altair Sahnib, domani inizia il tuo addestramento.

10° Giorno

Son passati nove giorni da quando ho rivisto mio nipote. Mia figlia ha tentato più volte di spezzare il suo esilio, ma così è stato predetto: lei non potrò vedere mio nipote... Dovrà crescere senza aver mai conosciuto il volto di sua madre, e così sarà. Mi dispiace aver fatto ferire mia figlia, e non voglio che lei muoia... Ma mandare avanti la nostra stirpe comporta dei sacrifici, ed io devo essere disposto a compierli se nessun altro è pronto. L'addestramento di Altair procede per il meglio, gli viene insegnato come rubare, mentire, muoversi senza essere visto e sentito. Gli viene insegnata l'arte della spada e delle altre armi leggere. Denota un'abilità innata con i congegni e le trappole, sia nel disattivarle che nel piazzarle. Questo giovane è un Sahnib, non c'è dubbio.

20° Giorno

Passano le prime due settimane, ed Altair denota segni di miglioramento in tutti i campi. Qui, segno col sangue il giorno della fine della prima parte dell'addestramento, giorno che dovrà coincidere la sua Iniziazione alla confraternita: il suo primo omicidio.

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-Altair...

-Chi sei tu, donna?! Come hai fatto ad entrare qui?!

-Non c'è tempo per parlare, guardami negli occhi e non dire niente... Sei bello, forte, intelligente... Sono fiera di te.

-Se non mi dici chi sei o non te ne vai subito ti punto la lama alla gola

-Altair non ti rivolgere a me in questo modo! Sono superiore a te in abilità più di quanto lo sia un vero Hashashin!

-Come...Osi??

-Altair, tu sei sangue del mio sangue, io sono Niah tua m...

Fu così che Altair vide per la prima ed ultima volta sua madre: vide una lama arrivargli vicino al ventre, dopo aver trapassato la schiena e l'addome della madre. Lei lo guardò un ultima volta, mentre il sangue colava dalla sua bocca al suo mento. La mano della donna si avvicinò alla sua faccia, gli diede una dolce e lunga carezza. In quel momento Altair si rese conto di quanto bella fosse la donna che aveva davanti.

La donna gli sorrise e cadde a terra riversa nel proprio sangue, gli occhi marroni spalancati ad osservare il vuoto. Mentre la figura cadeva ai suoi piedi, Altair alzò lo sguardo, e dietro di lei, suo Nonno puliva il sangue sulla lama avvolgendola nel mantello bianco della donna.

Guardò in basso e vide quel candore, il bianco dei suoi vestiti, il bianco degli Hashashin sporcarsi di un sangue d'un rosso intenso. Altair aveva visto morire altre persone, ma non aveva mai visto niente di così rosso. Il nonno lo afferrò per un braccio, trascinandolo via da lì ed impartendo ordini ai sottoposti riguardo alla stanza, ma Altair non lo ascoltava.

-Altair, passerai la notte di veglia nel mio santuario privato, vicino alla Mia stanza.

Ordinò il vecchio, prima di ritirarsi nei propri alloggi.

-Perchè l'hai fatto??!- Gli urlò dietro Altair, pieno di rabbia con le lacrime agli occhi, ed i passi del vecchio si arrestarono

-Perchè hai ucciso tua figlia? Perchè hai ucciso mia Madre?!-

Il vecchio riaffiorò dalle ombre, chinandosi verso il giovane, fissandolo negli occhi con un amore paterno che il giovane Altair si scoprì ad odiare.

-Ricorda Altair uno dei precetti del nostro Ordine: "Nulla è reale, tutto è lecito", quando comprenderai il significato di questa frase, allora capirai le motivazioni del mio gesto-

Su quella frase Altair riflettè per ore. Nulla è reale, tutto è lecito; nulla è reale, tutto è lecito; nulla è reale...

Tutto è Lecito.

Alla mezzanotte Altair prese la decisione che decreto quale delle Due profezie si sarebbe avverata. Afferrò la spada di suo nonno, e senza dargli il tempo di vedere chi fosse arrivato ai piedi del suo letto, strisciando come un ghepardo, lo trapassò da parte a parte, dandogli subito la morte, indolore. Poi passò al suo maestro, e come aveva ucciso il vecchio, uccise anche lui. Le guardie del magazzino furono messe fuorigioco con più fatica: Altair durante il combattimento venne ferito al fianco destro. Si coprì la ferita stringendoci dolorosamente attorno il mantello, arrestando momentaneamente la perdita di sangue. Nel magazzino prese la pece, cospargendola attorno all'accampamento: sulle tende, sui muri, sulle piccole torri in legno, attorno al santuario di suo nonno... Poi urlò l'allarme: -AL FUOCO! AL FUOCO!!!

Lo disse due secondi dopo aver lanciato la torcia sulla pece, innescando la trappola mortale che avrebbe chiuso in un cerchio di atroci dolori i suoi Confratelli.

Rimase ad osservare gli Hashashin che si contorcevano che urlavano e che cercavano invano di domare le fiamme. Morirono tutti...

...o meglio quasi tutti.


Johan, il padre, non aveva mai saputo la verità riguardo alle tribù di Hashashin: non erano state sterminate, ma si erano divise in due tribù diverse. La prima capeggiata da Ahn'Mual Sanhib, la seconda capeggiata da Niah Sanhib. La prima profezia fu: Con il sangue versato del padre per mano del Fratello, il padre della madre creerà il Guardiano che guiderà la Stirpe al dominio della terra dei Desserack. La metà della tribù originaria rimane, l'altra verrà distrutta

Ma implicava che il fratello minore di Altair fosse nella tribù di Ahn'Mual... E fu qui che lui sbagliò: Niah quando venne a sapere della profezia, sostituì il suo secondo genito con un altro bambino, rapito ad una famiglia nomade Desserack.. Lo allevò lei, con coloro che si erano opposti al volere di Ahn'Mual e alla sua sete di conquista che pareva non avere fine.

Ahn'Mual mandò quindi colui che credeva fosse il fratello di Altair a svolgere il lavoro, e ad uccidere il padre dei due.

Poi uccise il presunto fratello di Altair, cosìcchè non rivelasse la verità al piccolo.

La seconda profezia si stava già avverando: Colui nato sotto la stella del Guardiano sarà il carnefice del Maestro, bagnato dal sangue della madre e temprato nel fuoco distruttore. La metà della tribù orginaria rimane, l'altra verrà distrutta


Malìk, il fratello di Altair, osservava a cavallo, assieme alla tribù che ora guidava dalla morte della madre. Un sorriso affiorò sul suo volto mentre fissava tutto andare in fiamme, ed una figura vestita di bianco che lenta e zoppicante si allontanava tra le dune.

-Fratello, vedo che hai capito finalmente qual'è il significato del precetto della Confraternita...-

Detto ciò, girò il cavallo, ed Altair, in lontananza, mentre scivolava nell'incoscienza, nei pressi dell'accampamento Desserack più vicino, sembrò di vedere figure bianche a cavallo che si allontanavano nella notte.


III Modifica

Continua a rimbombarmi in testa... Questa dannata frase, e non ho nemmeno idea di chi l'abbia detta e perchè. Nulla è reale, tutto è lecito.

Che diavolo sta a significare?

Ab'Nah, la vecchia anziana dell'accampamento mi ha detto che mi ha trovato mezzo morto, cinque giorni fa. Mi son svegliato oggi e non ho idea di chi sono e perchè mi trovo qui.


Son passati tre giorni, e qualche sbiadito ricordo ha cominciato a riaffiorare. Sono un Murderon, su questo non c'è dubbio... E so che mi chiamo Altair Sahnib. Probabilmente mio padre era un mercenario che si è violentato una qualche Desserack, e poi mi ha lasciato lì.

Qui nel villaggio mi guardano tutti con sospetto, diffidenza, come se mi conoscessero.

Ho capito che sono le mie vesti bianche a far loro paura, forse ero parte di un qualche gruppo di Predoni... Credo che me ne andrò a Drakenoor, magari lì farò fortuna con qualche compagnia di mercenari. I murdaron non fanno questo?

Chissà che significa poi questo simbolo che ho tatuato sull'avambraccio.....


Note Modifica

Le influenze del suo passato, l'omicidio compiuto senza alcun risentimento, l'assenza dei genitori fin da piccolo e la figura del nonno come maestro... Beh anche se non ricorda nulla di quanto è successo influenzano il suo carattere ed il suo modo di porsi. Il sangue Murderon è fin troppo forte nelle sue vene: remore a tradire non se ne fa, ama il denaro ed in qualche maniera anche uccidere lo trova estremamente divertente. Ama più di qualsiasi altra cosa il fatto di passare inosservato. Nonostante non ricordi nulla della sua confraternita, ama vestire di bianco come gli Hashashin, così da infondere un senso di (falsa) sicurezza in coloro che lo circondano. Lo fa sentire in qualche modo diverso da qualsiasi altro ladro, assassino o farabutto.


Altair è alto poco più della media e abbastanza magro: apparirebbe gracile per così dire, ma non gli manca agilità, fantasia ed inventiva: sia nel combattimento che nel parlare, cosa ereditata probabilmente dalla madre. Ha anche uno spiccato intelletto che gli permette di ragionare e non buttarsi a testa bassa sempre comunque. Un suo punto debole sono però le donne, che ama forse più dell'oro. Forse saranno proprio queste a condurlo ad una morte rapida... Ma non pare minimamente curarsene. I capelli sono castani e corti, il viso ha lineamenti belli e gli occhi sono contornati da una sottile linea nera, che ha da quando è nato, rendendolo forse un po' inquietante.

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